Ospedale di Carate, 265 pazienti e 65 sanitari contagiati: “Nessuno era preparato”

“Diciamoci la verità: nessuno di noi era preparato ad affrontare le sfide poste dalla pandemia COVID-19” ha spiegato Guido Arpaia, Direttore della Medicina Interna dell’Ospedale di Carate

Foto Santimone per Areu

Un virus invisibile in grado di sconvolgere la vita di miliardi di persone nel mondo intero. Di fare vittime in silenzio e di annullare progressivamente la nostra libertà e la quotidianità a cui eravamo abituati. Ancora senza una cura nonostante numerose sperimentazioni e studi. 

Anche l’ospedale di Carate Brianza ha dovuto fare i conti con i numeri “pesanti” dell’epidemia Covid-19. Sono stati 265 circa i pazienti contagiati dal virus che sono stati ricoverati nei reparti a partire dallo scorso febbraio. Una ventina gli accessi quotidiani in Pronto Soccorso di persone contagiate e sessantacinque i sanitari che sono risultati positivi al Covid-19. 

“Diciamoci la verità: nessuno di noi era preparato ad affrontare le sfide poste dalla pandemia COVID-19” ha spiegato Guido Arpaia, Direttore della Medicina Interna dell’Ospedale di Carate raccontando la propria esperienza sul campo.

Forse, aggiunge, c’eravamo “troppo abituati non tanto alla routine quanto ad una medicina di schemi, di flow-chart, di protocolli, di percorsi diagnostico-terapeutici, di linee-guida, assolutamente deficitari in questo caso. La pandemia ci ha precipitato in un’area di incertezza, dove non vi era riferimento alcuno se non l’esperienza dei colleghi cinesi che avevano dovuto per primi fronteggiare la crisi sanitaria, esperienza peraltro non ancora supportata da una letteratura scientifica consolidata e che, cionondimeno, hanno scatenato un fantastico processo virtuoso di studio, aggiornamento e confronto supportato dalle unità di crisi e dalle risorse che ognuno di noi ha saputo mettere in campo”.

Anche il presidio ospedaliero di Carate in pochissimi giorni, a cavallo fra febbraio e marzo, è stato preso d’assalto dal ciclone del virus e in pochissimi giorni ha dovuto modificare e trasformare il proprio assetto, riorganizzando due piani dell’Ospedale, con una dotazione di poco oltre 70 letti, destinati esclusivamente a pazienti Covid positivi.

Oggi, per fortuna, la pressione sull’ospedale di via Mosè Bianchi si è ridimensionata: sono soltanto una decina i pazienti Covid ricoverati.

“Chi, come il sottoscritto si occupa di malattie vascolari e di trombosi venosa da qualche decennio – racconta Arpaia - ha sin dall’inizio raccomandato, per l’assistenza dei pazienti COVID, la prescrizione di eparina”, farmaco che sfrutta il suo potere antinfiammatorio e la sua capacità anticoagulante. La sua utilità nella prevenzione delle complicanze trombotiche è accertata dalla letteratura scientifica da anni. Queste complicanze sono state confermate clinicamente come frequenti tra i malati per coronavirus. 

Guido Arpaia è stato tra i professionisti sanitari coinvolti in prima persona nella gestione dell’epidemia all’Ospedale di Carate. Anche l’esperienza maturata in questo periodo è stata al centro di un recente seminario scientifico nazionale, gestito on line, via internet, sulle ricadute del Covid a livello vascolare. Nel corso dell’incontro interattivo fra specialisti, promosso dalla Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV), di cui il primario di Medicina Interna di Carate è Presidente, sono state approfondite queste tematiche, a beneficio di futuri studi clinici e della ricerca.

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