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Davide Cassani e il suo tranquillo allenamento di terrore in Brianza: "Quanti rischi in bici"

Il commissario tecnico della nazionale azzurra ha raccontato la sua esperienza du Fb

Pedalare in bicicletta sulle strade della Brianza? Un'esperienza da incubo secondo il commissario della nazionale italiana di ciclismo Davide Cassani che ha raccontato la sua esperienza attraverso un lungo post su Facebook. E il motivo è uno solo: il traffico, oltre a numerosi automobilisti o camionisti indisciplinati. 

Essendo a Milano, questa mattina ho deciso di andare a fare qualche km in Brianza. Ne avrò avute di biciclette ma quando ne hai una nuova non vedi l’ora di andare a provarla. Partito alle 8.30, quando il termometro non si era ancora deciso di superare i 30 gradi, direzione Monza Era da qualche anno che non pedalavo su queste strade ma, nonostante il traffico, decido di proseguire. Mamma mia come vado. Sono proprio contento, non sento neanche la catena, merito del vento favorevole oppure la bicicletta nuova, forse le due cose messe insieme. Ad ogni semaforo rosso improvviso una volata, almeno mi alleno. Ma Davide, mi dico, ma goditi il panorama e piantala di alzarti sui pedali neanche fossi un ragazzino al suo primo Giro in bicicletta. “Ma quale panorama, qua non c’è molto da vedere anzi, meglio che tu stia attento perché ti prendono sotto. Qua non scherzano”.

Dopo Monticello svolto a destra, arrivo a Sirtori e poi in cima al Lissolo. Almeno un giorno all’anno questa collinetta si riempie di gente. Passa la Coppa Agostoni. Quando correvo io (anche ora) Quasi facevi fatica a passare, un vero spettacolo. Come vola il tempo. Se chiudo gli occhi mi vedo in salita, sullo tratto più difficile del Lissolo, sui pedali, con Alfredo Martini che mi guarda dall’ammiraglia azzurra ed io che cerco di staccare tutti. Un paio di volte ci sono riuscito, a restare proprio da solo no ma a vincere si, nel 1991 e nel 1993. Ricordi indelebili. 
Davide, mi dico, “cerca di tenerli aperti gli occhi perché devi tornare a Milano e come hai visto qua non scherzano. 
Ripasso da Monticello Brianza e proseguo su una strada bellissima, invitante, veloce. Leggerissima discesa, i 40 orari si tengono senza neanche sforzarsi. 

Sono da solo, pedale sul ciglio della strada quando un camion, senza pensarci due secondi, mi supera. La strada non è larga, anzi, è uno dei pochi tratti dove la carreggiata si restringe essendoci uno spartitraffico a centro strada. 
Ho passato 5” terribili. Il camion era lì, a qualche cm dalla mia spalla, io non sapevo più che fare perché la banchina era bruttissima, con una scalino tra asfalto e terriccio di almeno 4/5 cm ma non avevo scelta, o rischiare di finire sotto le ruote del camion o buttarmi sulla banchina. Mi sono alzato suo pedali per bilanciare il peso, ho cominciato a saltellare cercando di capire quale sarebbe stato il posto migliore per buttarmi a terra. Ce l’ho fatta. Non sono andato sotto il camion e non sono caduto. 
Passano 5’, una vettura mi supera e, neanche il tempo di terminare il sorpasso, mette fuori la freccia, mi taglia la strada, e si infila a destra. 

Arrivato quasi a Villasanta vedo un auto pronta ad uscire da una stradina, o forse una proprietà privata. Essendo ancora impaurito per quello che mi era capitato prima, cerco lo sguardo del conduttore e mi accorgo che sta guardando altrove. 

Arrivato a 10 metri mi rendo conto che non mi ha visto e si immette sulla strada. Io la schivo per un nulla e, arrivato al suo fianco, alzo una mano per fargli capire che stavo arrivando ma lui, come se neanche esistessi, ha dato gas ed è sparito alla mia vista. 

Oggi è stata una giornata bellissima. Sono andato in bici, ho pedalato su strade che mi hanno riportato a ricordi emozionanti e non sono neanche morto.

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