L'Immigrato sbarca nel piatto, polemica per la pubblicità condita di provocazione e ironia

Critiche social per la scelta commerciale di una nota catena di hamburger e steek house della Brianza. Il brand: "Il cibo è qualcosa di meraviglioso in grado di unire, ben lontano dalla strumentalizzazione politica"

La pubblicità del nuovo panino

Le dune del deserto e le curve di sabbia oro che abbracciano il cielo azzurro. Colori che riportano alla mente la locandina di un famoso film record di incassi da poco uscito al cinema poi, in mezzo al nulla, campeggia un panino e sotto una valigia.

E’ l’Immigrato, l’ultimo arrivato nel menù di una nota catena di hamburger e steek house brianzola, presente con un ristorante anche a Monza. Una pubblicità che in sole ventiquattro ore ha creato un vero e proprio caso mediatico sui social con centinaia di commenti che hanno sollevato polemiche per la scelta certamente opinabile di mescolare politica e populismo per promuovere un burger che valorizza sapori etnici evocando scenari esotici. 

E forse ancora più provocatorie delle immagini le parole: “L’IMMIGRATO vi aspetta (nei ristoranti del brand, Ndr), in edizione speciale solo dal 21 gennaio al 6 febbraio, venite a gustarlo prima che torni a casa”. Poi una faccina che ride per suggerire al cliente di farsi una risata e andare ad assaggiare il panino. 

Qualcuno però non ha sorriso e ha attaccato la scelta di marketing del gruppo. “Lasciate perdere la politica che è meglio non è il momento” e ancora “Questa vi è uscita male. A casa dei leghisti parlare male del loro leader. Mi spiace, mi mancherete”. 

“Mi aspettavo un po’ più di creatività e un po’ più di rispetto....fate scappare l’appetito!” ha scritto un’altra cliente sulla pagina del brand. Dissenso anche per i post condivisi sulla pagina social del ristorante che mostrano il leader della Lega Matteo Salvini che suona al citofono di un condominio e chiede: “Scusi ma lei ha già provato l’Immigrato?” o ancora l'hashtag  provocatorio #digiunopersalvini.

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"In queste ore la pagina Facebook dell’ormai celebre brand brianzolo, grazie ad efficaci mosse di marketing giocate sul concept dell’immigrazione e dell’arricchimento culturale unite all’ironia politica che ogni giorno contraddistingue il mondo del Web, ha assistito ad un esponenziale sovraffollamento che ha permesso di creare attesa, dibattito e divertimento tra la clientela interessata" si legge nella nota ufficiale diramata dalla catena. 

“Siamo molto contenti del successo riportato dal nostro nuovo panino. Una scelta di marketing spinta che, in un Paese che parla tutti i giorni il linguaggio politichese a volte in maniera troppo seriosa, ha saputo suscitare l’interesse che auspicavamo. - spiegano i tre cofondatori della catena - Il cibo è qualcosa di meraviglioso in grado di unire, ben lontano dalla strumentalizzazione politica. Abbiamo voluto mantenere il nostro stile in tutto e per tutto: nella creazione di un panino buonissimo e nella presentazione di un prodotto carico di ironia. Ridere fa bene, non bisogna mai dimenticarlo!”.

Ironia e beneficenza: un euro a panino al centro Mamma Rita

Annunciando l'arrivo del nuovo hamburger, che si presenta come un arcobaleno di colori e sapori con pane alla curcuma e semi di papavero, burger di agnello, falafel al cumino, tegole di formaggio alla brace al curry e kebab di verdura al profumo di zenzero, la catena ha anche fatto sapere che la bontà non è solo da gustare. Per ogni panino venduto il ristorante donerà 1,50€ al Centro Mamma Rita di Monza: "donazioni che potranno così aiutare i bambini del Centro a costruirsi un futuro più sereno".

Dopo il Terun arriva l'Immigrato

Non si tratta della prima scelta provocatoria del brand, un anno fa infatti un'altra abile operazione di marketing aveva lanciato con una campagna di comunicazione il panino "Terun". Anche in quell'occasione tante parole, critiche e commenti. In sintesi: pubblicità. Ieri come oggi.

E forse era proprio quello che l'azienda sperava perchè - come si legge nella stessa nota diffusa dal brand - “nel bene o nel male basta che se ne parli”. Magari con la bocca piena. 
 

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