Che cos’è la cosiddetta “malattia delle vetrine”

Nome scientifico malattia vascolare aterosclerotica, la "malattia delle vetrine" può essere molto dolorosa e nascondere gravi insidie. Ecco in cosa consiste

Foto di Angelo Esslinger da Pixabay

Il suo nome scientifico è malattia vascolare aterosclerotica, mentre quando interessa le gambe il suo nome diventa arteriopatia obliterante degli arti inferiori (o periferica).

I soggetti che ne soffrono non riescono a camminare per lunghi tratti, costretti a fermarsi di continuo a causa dei dolori intensi agli arti. Da qui il soprannome di "malattia delle vetrine”, per le pause simili a quelle di chi si ferma a guardare le vetrine. Questo fenomeno, nonchè sintomo principale, ha il nome di claudicatio intermittens.  

Come ha spiegato al Corriere della Sera Guido Arpaia, presidente della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (Siapav) e direttore della Struttura  omplessa di medicina interna dell’ospedale di Carate Brianza, anche se la malattia vascolare aterosclerotica interessa le gambe, i pazienti affetti da arteriopatia periferica hanno molte probabilità di essere colpiti da infarto, attacchi ischemici transitori e ictus ischemici

A rendere difficile la diagnosi è che, la "malattia delle vetrine", può anche non dare sintomi, in quanto la circolazione del sangue viene compensata dal flusso che avviene nelle arterie non interessate dal restringimento. Un’altra situazione in cui non vi sono sintomi è quando il paziente è molto anziano e quindi non cammina abbastanza da sentire il dolore. La claudicatio intermittens, infatti, è provocata dal dolore muscolare causato dalla mancanza di ossigeno di cui lo scarso flusso arterioso è responsabile.

Inutile dire che come terapia è importante iniziare dalla prevenzione, quindi evitare o limitare i fattori di rischio come il fumo. Mentre, per la terapia vera e propria, a decidere come agire dovrà essere sempre e solo il medico: ad oggi, per migliorare la claudicatio viene utilizzato il cilostazolo, farmaco non mutuabile; quando l’intervallo di marcia libera da dolore è superiore ai 200 metri viene consigliata la fisioterapia vascolare, mentre quando i metri diminuiscono drasticamente si interviene chirurgicamente con angioplastica, stent, o by-pass. In ogni caso, dalla patologia si può guarire. Ed è importante saperlo.

Ovviamente, a consigliare come procedere dovrà essere sempre e solo il medico. 

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