Morto Andrea Sorteni, pittore di Monza in carcere in Indonesia

L'artista era finito in cella a ottobre dopo aver inventato un allarme bomba: fu rilasciato malato e disidratatto quattro mesi dopo. Era amato dai collezionisti francesi

MONZA - Si chiamava Andrea Sorteni il pittore monzese morto a Giava. Disidratato e malato, è spirato dopo 4 mesi di carcere in Indonesia. Aveva 49 anni. Ex alunno del liceo Zucchi e dell'Ecole Superieure des Beaux-Arts di Parigi, amato dai collezionisti francesi, agli inizi degli anni 2000 cominciò un viaggio intorno al mondo: si fermò a Bali, dove aprì un locale.

L'ARRESTO - La  notizia è stata riportatat stamane dal Corriere della Sera. La triste vicenda della detenzione  comincia a ottobre, quando la moglie Maya, sposata 4 anni fa, non riesce a imbarcarsi su un aereo per l'Italia: pare che Sorteni abbia chiamato la compagnia aerea Lion Air inventando un allarme bomba pur di non far partire il volo su cui la donna non poteva salire. Pochi giorni dopo, l'arresto.  Una detenzione in condizioni durissime. Al rilascio Sorteni, come riferito ai media dal direttore dell'ospedale locale, soffriva di una forte disidratazione, di un'insufficienza renale e di un'infezione.

LA VITA - Figlio dell'avvocato Paolo Sorteni, Andrea in giovinezza  frequentò il liceo classico Zucchi nel centro cittadino. Proseguì poi gli studi a Parigi. Al rientro in Italia, tornò a vivere a  Monza con la famiglia fino al 1997, in un appartamento nei pressi della Villa Reale, prima di trasferirsi a Milano: a Brera, nel quartiere degli artisti, dove frequentava il famoso bar Giamaica ed era conosciuto con il nome d'arte di "Arde".  Quindi, qualche anno dopo, la partenza per l'Asia.

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L'ATTENTATO A BALI - A suo sfavore, probabilmente ha giocato l'essersi trovato coinvolto nelle indagini per la strage di Al Quaeda a Bali del 2002: un capo d'imputazione a cui in seguito risultò completamente estraneo.
Sorteni, come racconta il Corriere della Sera del tempo, fu arrestato e tenuto in carcere tre settimane perchè non era in regola con il visto di soggiorno: era scaduto. La famiglia lo difese dall'inizio, negando ogni coinvolgimento nell'attentato di matrice islamica: ma  incappò nelle leggi anti-terrorismo entrate in vigore da pochi giorni, particolarmente aspre. Poi l'incontro con Maya e la nuova vita. Fino a pochi giorni fa.

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