Il padre uccide un uomo, lui brucia il cadavere: arrestato dalla nonna

Davide Ruvolo, milanese 32enne, è la quinta persona ad essere arrestata per l’omicidio del filippino Villamar Padilla. A luglio fu arrestato suo padre

Credeva di essere al sicuro in quel bunker “artigianale” che aveva creato a casa di sua nonna. Sperava di non avere la stessa sorte di suo padre, finito dietro le sbarre a luglio scorso, forse convinto che ormai i carabinieri avessero smesso di indagare e di cercarlo. Invece, i militari del Nucleo investigativo del Gruppo di Monza non lo hanno mollato e hanno continuato a dargli la caccia fino a quando sono riusciti a trovarlo e ad ammanettarlo. 

Sabato sera, i carabinieri hanno arrestato Davide Ruvolo, milanese di trentadue anni, perché fortemente indiziato della soppressione del cadavere di Villamar Glenn Padilla, il filippino trentaseienne il cui corpo era stato trovato legato e bruciato in un campo a Novate Milanese il 26 gennaio scorso

Ruvolo, che avrebbe fatto parte del gruppo protagonista di una vera e propria mattanza, è stato rintracciato in un appartamento in via Mameli 45, casa di sua nonna, nascosto in un’intercapedine dietro ad un armadio della camera da letto. 

Il trentaduenne è il quinto a finire in manette per l’omicidio del filippino. Prima di lui, tra inizio e fine luglio, erano stati arrestati Lardizabal John Carlo, nato e domiciliato a Milano, Pascual Buidon, filippino residente a Milano, De Mesa Chester, filippino residente a Milano, e Ruvolo Luigi, messinese, ma residente a Milano, padre di Davide e - secondo le ricostruzioni dei carabinieri - “ultimo esecutore” dell’omicidio. 

Il cadavere di Glenn Padilla era stato trovato il 26 gennaio in un campo al confine con il cimitero di Novate. Il corpo, che aveva le mani legate dietro alla nuca con dei cavi di acciaio, era quasi totalmente carbonizzato. L’unico particolare risparmiato dalle fiamme era stato un tatuaggio sulla mano, che aveva permesso agli inquirenti di identificare la vittima. 

Proprio da lì erano partite le indagini, che si erano subito concentrate sul mondo dello spaccio di droga, in particolare lo “shaboo”, una droga etnica molto usata dalle comunità filippine. In pochi mesi, anche grazie a intercettazioni e all’aiuto del console filippino a Milano, i militari erano riusciti a ricostruire l’orrore dietro quel corpo martorizzato e dato alle fiamme.  

Il 24 gennaio, secondo quanto appurato dai carabinieri, il “commando” aveva pestato la vittima, “colpevole” di non aver pagato un debito di droga e - sembra - di volersi trasferire a Biella con la propria compagna. Glenn Padilla era stato colpito con una mazza da baseball, accoltellato e quindi strangolato con una corda, presumibilmente da Luigi Ruvolo, padre dell’ultimo uomo arrestato. 

Il giorno dopo, poi, gli assassini avrebbero trasportato il cadavere a Novate - come mostrano le immagini di una telecamera di videosorveglianza di una ditta edile - e lo avrebbero distrutto, incendiandolo per renderlo irriconoscibile. Un tatuaggio sulla mano, però, li ha “traditi”, facendoli finire tutti in galera. 

Anche l’ultimo arrestato, come gli altri complici, si trova ora nel carcere di San Vittore a disposizione della magistratura di Milano. 

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