Giussano, arrestati dai carabinieri gli spietati rapinatori della gioielleria

I tre banditi nel luglio scorso avevano selvaggiamente picchiato due commercianti. I malviventi sono stati catturati in Sicilia, alla festa della santa patrona. A incastrarli una ricevuta dell'autostrada

Via Mascagni, dove i due coniugi avevano una gioielleria

GIUSSANO – Rapinatori ma devoti. Picchiatori, ma affezionati alla santa patrona. Erano scesi a Paternò, in provincia di Catania,  per festeggiare Santa Barbara G. C., 18 anni, F. T. e S. D’A. detto «Turì ‘u pusciaru», entrambi di 41 anni. I carabinieri li hanno arrestati mentre si preparavano a sfilare alla processione per le vie della città, dietro alla statua della santa patrona. In realtà i tre, tutti nati nel comune della provincia catanese, non erano proprio degli «stinchi di santo». E avevano molto da farsi perdonare alla giovane martire che morì decapitata per non rinunciare alla fede in Cristo.

LA RAPINA - Il 14 luglio scorso i tre avevano assaltato la Gioielleria Villa di Giussano. Due di loro avevano selvaggiamente picchiato i titolari del negozio. Attilio Villa di 57 anni e sua sorella Vittoria Villa, 62 anni, erano finiti all’ospedale con contusioni ed escoriazioni in tutto il corpo e con un trauma psicologico che difficilmente potranno dimenticare.

I feroci banditi erano entrati in gioielleria con la scusa di acquistare dei bracciali d’oro per fare un regalo. Ben presto però avevano gettato la maschera. Minacciando i negozianti con una pistola, erano riusciti a farsi consegnare oro e gioielli per migliaia di euro. Ma era solo l’inizio. Gli spietati rapinatori non avevano rinunciato a picchiare con crudeltà i poveri gioiellieri.

30 MINUTI DI TERRORE - Il racconto dei 30 minuti di terrore vissuti dai due commercianti è degno del film di Stanley Kubrick Arancia Meccanica. Come in un film western, uno dei banditi aveva stretto un braccio al collo del gioielliere. Poi aveva puntato una pistola contro la sorella, minacciandola di morte: «Non muoverti o ti ammazzo». Subito dopo Antonio Villa era stato picchiato con calci e pugni. Ferito alla testa con il calcio della pistola, il gioielliere aveva perso molto sangue. In preda al panico, Vittoria Villa aveva tentato di azionare l’allarme.

Uno dei rapinatori se ne era accorto e l’aveva «punita» malmenandola a colpi di sedia, legandola, imbavagliandola e tappandole la bocca con un pezzo di nastro adesivo. Nel corso di quei momenti terribili , Antonio Villa, temendo per la sua vita, aveva tentato di raggiungere una pistola in un cassetto. I rapinatori lo avevano scoperto e lo avevano preso a pugni con ancora più violenza.

«POTRESTE ESSERE MIEI FIGLI»  - In lacrime, Vittoria Villa aveva implorato i giovani banditi di non picchiarli più, con queste parole: «Potreste essere i miei figli». Per nulla impietositi, i rapinatori per tutta risposta avevano percosso la donna con una interminabile raffica di calci. Antonio Villa aveva cercato di chiedere aiuto anche con il cellulare. Ma ancora una volta i malviventi lo avevano notato e lo avevano malmenato con una violenza ancora più efferata.

LA RICEVUTA - Fin dal giorno della brutale rapina gli uomini del comandante della compagnia dei carabinieri di Seregno, Luigi Spenga, si sono attivati per catturare gli spietati rapinatori. In poco più di quattro mesi le indagini condotte dal nucleo operativo e radiomobile di Seregno, della stazione di Giussano, dalla squadra rilievi del gruppo di Monza e dai carabinieri di Paternò hanno permesso di arrestare i tre aguzzini e di metterli in carcere con l’accusa di rapina, aggressione, lesioni personali gravi in concorso e detenzione di armi da fuoco.

A incastrare i malviventi è stata una banale ricevuta dell’autostrada, ritrovata sull’auto che avevano utilizzato per spostarsi dalla Sicilia alla Brianza. In uno dei loro numerosi spostamenti dal nord al sud, erano usciti dall’autostrada senza pagare. Solo il giorno dopo avevano saldato la multa, scordandosi lo scontrino in auto. La stessa utilitaria che era stata usata per raggiungere la gioielleria e che le telecamere davanti al negozio avevano filmato.

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