Traditi da accento napoletano, così è stata scoperta la 'banda del buco'

A far scattare le indagini sulla banda sgominata dai carabinieri è stato un testimone che ha assistito a un dialogo tra alcuni criminali in Autogrill. I 23 arrestati sarebbero responsabili di colpi in tutta Italia. Tre sono ricercati

I ladri durante un colpo - Foto @Mt

Erano ben organizzati. Erano veloci a colpire e fuggire. Erano furbi, tanto da non presentarsi mai armati per non aggravare la loro posizione in caso di arresto. Eppure, hanno commesso un errore imperdonabile. Si sono fidati del caos di un Autogrill, convinti che lì nessuno avrebbe prestato attenzione ai loro discorsi. E, invece, proprio da lì - proprio da una conversazione “rubata” in un’area di  servizio - è nata l’indagine che ha portato al loro arresto. 

Si sono traditi con le loro stesse mani, le ventitré persone fermate martedì mattina dai carabinieri di Napoli con l’accusa di essere parte di una banda specializzata in furti e rapine in tutta Italia. I militari sono entrati in azione all’alba e hanno sgominato la banda, che la prima volta aveva colpito il ventisette febbraio scorso in un ufficio postale di Cesano Maderno. 

Quel giorno, poche ore dopo il “summit” in autostrada, i banditi sarebbero entrati nelle Poste di Cesano, avrebbero preso in ostaggio alcuni dipendenti e avrebbero rubato quarantamila euro. Poi, sarebbero spariti nel nulla. Una traccia, però, l’avrebbero lasciata. 

Poche ore dopo, infatti, ai carabinieri era arrivata la segnalazione di un’automobilista, che aveva raccontato di aver ascoltato alcune persone, ferme in un Autogrill, parlare di un’imminente rapina. "Avevano un fortissimo accento napoletano e parlavano di un colpo in programma a Cesano Maderno”, aveva raccontato il testimone. 

A quel punto erano scattate le indagini, rese però molto difficoltose dal continuo “girovagare” della banda, alla quale vengono contestati ventisei colpi, per un bottino di almeno duecentocinquantamila euro.  

A organizzare furti e rapine, secondo quanto riferito dal comandante del gruppo carabinieri di Monza, Rodolfo Sanvito, sarebbero stati sempre gli stessi due componenti della banda, radicata a Napoli, ma attiva in tutta Italia.  

Tanto che per uno di loro, rubare era diventato un vero e proprio mestiere. Sembra, infatti, che nelle intercettazioni uno dei banditi parlando con un suo 'collega' avesse affermato di non voler avere nulla a che fare con un vero ”lavoro”, spiegando come la sua vita di solo "furti e carcere" fosse perfetta così.

Il modus operandi - come ricostruito dai carabinieri - era generalmente lo stesso: la banda colpiva uffici postali, istituti di credito e supermercati. La “particolarità” sta nelle vie scelte: i ladri, infatti, entravano nelle strutture da svaligiare sempre attraverso un buco nella parete, smontando poi la cassaforte con la fiamma ossidrica. 

Inoltre, le indagini hanno permesso di individuare un'altra struttura parallela, un gruppo che "lavorava" in Campania, il cui target erano gli autotrasportatori. Tutta la merce rubata veniva poi reinserita nel mercato della ricettazione. 

Per i ventisei, tutti finiti in manette per associazione a delinquere, c'è un lungo elenco di accuse: da rapine pluriaggravate e sequestro di persona a furto e tentato furto pluriaggravato, passando per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Tre dei destinatari delle ordinanze di custodia cautelare sono al momento ricercati. 

VIDEO | Quaranta auto dei carabinieri per il blitz e gli arresti

video blitz carabinieri-2

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