Calci e pugni ai ragazzini per rubare 1 euro: presa la baby gang, tutti "chiusi" in comunità

Nei guai quattro ragazzini, tutti giovanissimi tra i 15 e i 17 anni. Almeno cinque le rapine

Immagine repertorio

I bottini erano praticamente ridicoli: un euro o una lattina di Redbull. Quei colpi, però, evidentemente li facevano sentire "importanti", grandi, nonostante nessuno di loro abbia neanche diciotto anni. E proprio per quei colpi adesso sono stati rinchiusi in una comunità di Milano. 

I carabinieri della compagnia di Desio, guidati dal capitano Mansueto Cosentino, hanno eseguito giovedì pomeriggio una misura di custodia cautelare emessa dal tribunale dei minori nei confronti di quattro ragazzini di Cesano Maderno: un 15enne italiano, due 16enni - un marocchino e un italiano - e un 17enne egiziano. 

Le cinque rapine della baby gang

I quattro sono accusati di rapina in concorso perché ritenuti responsabili di cinque aggressioni messe a segno tra marzo e agosto proprio nella città brianzola. Il primo a cadere sotto i loro colpi, il 27 marzo, era stato un minorenne. Pochi giorni dopo, l'8 aprile, un'altro blitz violento, subito bissato il 13, quando avevano picchiato la guardia giurata del supermercato Rex che li aveva scoperti mentre cercavano di uscire dal locale con una lattina di Red Bull rubata. 

Il 27 aprile un altro colpo: un 16enne era stato preso a calci e pugni  dalla baby gang, che gli aveva portato via 1 euro e lo aveva costretto al ricovero al Niguarda, dove i medici gli avevano diagnosticato una prognosi di dieci giorni. Ad agosto l'ultimo colpo, con i giovani rapinatori che avevano picchiato due 15enni - entrambi finiti in ospedale - per cercare di rubare due cellulari. 

Il dito medio ai carabinieri

L'obiettivo dei quattro - tutti cresciuti in famiglie normalissime, assicurano gli investigatori - era mostrare la propria forza, in pieno style baby gang, senza pensare troppo al bottino del colpo.

Uno di loro - l'italiano 16enne - era già finito nei guai a maggio scorso, quando si era fatto fotografare davanti a un'auto dei carabinieri mentre faceva il dito medio ai militari: quello, nei suoi pensieri, doveva essere un modo per mostrare di non aver paura delle forze dell'ordine. 

Per lui e per i suoi amici giovedì pomeriggio si sono aperte le porte di una comunità di Milano. 

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