Cascinazza salva dal cemento: entrerà nel Parco Media Valle Lambro

Storica decisione della giunta di Monza, che archivia una querelle lunga cinquant'anni. La seconda area verde di Monza dopo il Parco Reale ha rischiato di diventare un colossale residence

MONZA – Là dove c’era l’erba… resterà l’erba. Alla fine, si è conclusa con un happy end la tormentata vicenda della Cascinazza. L’area verde più grande di Monza dopo il Parco Reale – 723mila metri quadrati di boschi, prati e alberi – resterà verde. E poco importa se nessuno ci avrebbe scommesso un cent. Questa volta, la natura ha vinto e il cemento e le ruspe hanno dovuto fare dietro front.

Lo ha deciso il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti (centrosinistra). Oggi l’amministrazione comunale monzese ha annunciato: «L’area della Cascinazza sarà inserita – insieme ad altre aree verdi e agricole ad est e a ovest del fiume Lambro che si trovano nella zona sud del Comune di Monza – nel Parco della media Valle del Lambro. In totale entreranno nel parco locale di interesse sovra comunale circa 80 ettari di territorio pregiato, di cui la Cascinazza rappresenta più della metà».

Insieme ai comuni di Brugherio, Cologno Monzese e Sesto San Giovanni, Monza darà vita a un nuovo grande polmone verde. «Dopo la richiesta alla Regione di inserire più di 200 ettari di aree verdi e agricole nel futuro parco regionale – ha commenta l’assessore all’Urbanistica Claudio Colombo -, anche questo atto dimostra la nostra ferma volontà, laddove gli strumenti urbanistici ce lo consentono, di tutelare il territorio monzese».

Ma la storia della Cascinazza è stata intricata davvero. E, per tanti anni, c’è stato il rischio serio che al posto dell’area verde sorgesse un mega centro residenziale. Senza che nessuno potesse opporsi: neppure il Comune, perché la Regione aveva fatto una legge ad hoc che, in tutta la Lombardia, impediva solo a Monza di cambiare il proprio piano regolatore.

Tutto era cominciato con l’approvazione delle modifiche alla Legge 12 del 2005, che cancellava la salvaguardia sull’ultimo Pgt adottato. Senza protezione restava pure la Cascinazza, 400mila metri cubi di natura incontaminata: l’area verde più grande della città dopo il famoso Parco Reale. Un’area di grande pregio ambientale, lungo il Lambro, dove il fiume forma più di un’ansa, a valle del centro storico della città. Un’area di grande estensione al centro della quale sorge la cascina che le dà il nome. Un luogo che divenne la madre di tutte le battaglie ambientaliste di Monza.

Gli ultimi capitoli di una vicenda vecchia di cinquant’anni e colma di colpi di scena furono la decisione della Giunta Faglia – nel 2002 – di trasformare la Cascinazza i n un’area naturale. Nacque un duro braccio di ferro con Regione Lombardia, con tanto di richiesta di risarcimento danni (300 milioni di euro) da parte della proprietà dell’area – L’istituto di edilizia industrializzata di Paolo Berlusconi - per non essere riusciti a costruire sull’area della Cascinazza il milione e mezzo di metri cubi previsti dalla convenzione stipulata con il Comune nel 1962.

Ma la Regione, attraverso un piccolo comma della nuova legge urbanistica, la legge 12/2005, un dispositivo ad hoc che di fatto riguarda esclusivamente Monza e un solo altro Comune in Lombardia, Campione d’Italia, blocca l’approvazione della variante al Piano regolatore, ormai pronto, che la Giunta monzese si apprestava a portare in aula

Negli anni successivi la nuova giunta monzese di centrodestra fece approvare un piano di lottizzazione sulla Cascinazza. Si parla addirittura di tangenti per 300mila euro pagate a consiglieri di minoranza ancora indecisi su come votare sulla scottante materia.

Ora la giunta di Roberto Scanagatti ha di nuovo ribaltato tutto. L’oasi verde sulla Cascinazza si farà e – nel Parco di interesse sovra comunale della media Valle del Lambro potrà nascere un’interessante riserva agricola – a cavallo tra Monza, Brugherio, Cologno Monzese e Sesto San Giovanni – che potrà preservare una porzione di territorio miracolosamente sfuggita all’industrializzazione e al consumo del territorio e rimasta come era la Brianza nell’Ottocento. Ironia della sorte: la storica decisione è stata presa proprio nei giorni in cui il suo storico artefice – l’ex sindaco Michele Faglia – lascia il consiglio comunale.

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