Avis, grido d’allarme in Brianza: più difficile donare il sangue

La situazione

Il grido d’allarme è di quelli destinati a suscitare polemiche. L’Avis di Carate Brianza, l’Avis di Giussano e l’Avis di Sovico protestano contro la decisione dell’Asst di Vimercate di tagliare da tre a due le giornate settimanali dedicate alla donazione.

«La nostra preoccupazione – spiega Emnuele Molteni, presidente Avis Giussano - è che ci siano meno opportunità per donare. Quindi, di perdere inevitabilmente sacche di sangue». Il pericolo è serio. Si è parlato addirittura di chiudere il centro di raccolta all’ospedale di Carate Brianza e di trasferire tutto all’Avis provinciale di Milano. Ciò pare non si farà. Ma anche il taglio da tre a due giornate non piace.

Insieme, le tre associazioni hanno firmato un documento per chiedere all’Asst di Vimercate di mantenere intatto il servizio di tre giornate. I tre presidenti rilanciano e chiedono che il servizio sia addirittura potenziato. «Chiediamo che l’Asst di Vimercate si impegni per trovare una soluzione – prosegue Renzo Scanziani -. Nell’interesse dei donatori, e ancor più di chi ha bisogno di una trasfusione, è necessario che non venga a mancare la possibilità di donare sangue. Tanto più se tale richiesta è suffragata dai continui appelli fatti dagli ospedali per far fronte alla carenza di sangue che allunga i tempi delle operazioni e non rende tempestiva cura ai malati». «Solo due anni fa – aggiunge - il centro di raccolta dell’ospedale di Carate Brianza è stato rinnovato, anche in seguito della chiusura del Centro di Raccolta dell’ospedale di Giussano e di quello di Residenza Amica di Giussano».

E pensare che solo nel 2016 al centro di Carate Brianza sono state raccolte 2.528 sacche con una crescita di circa 239 sacche sull’anno precedente. Ma se ora ci sarà una giornata in meno per donare, difficilmente questi risultati potranno essere eguagliati. Questo, perché il sistema di raccolta su due sole giornate – conclude il presidente dell’Avis di Carate Brianza Federica Vernò – offre ai donatori una minore possibilità di conciliare gli impegni lavorativi e personali con quelli di donatore.

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