Fatture false per 44 milioni di euro, nei guai anche tre società Brianzole

Le indagini sono state svolte dalla guardia di finanza di Gorizia

Immagine repertorio

Ci sono anche tre aziende brianzole tra le 25 società del settore del commercio di metalli ferrosi finite nel mirino delle fiamme gialle del Friuli Venezia Giulia. I 39 titolari sono accusati, a vario titolo, di emissione di fatture false, dichiarazione fraudolenta, occultamento di scritture contabili, omesso versamento di Iva.

Le indagini e il modus operandi

Le indagini, dirette dalla Procura di Gorizia, sono iniziate nel marzo 2015, a seguito del fermo, avvenuto a Gorizia, presso il valico di confine “San Pietro”, di tre persone provenienti dalla Slovacchia, che, dopo aver riferito ai finanzieri di avere solo poche decine di euro, sono stati sorpresi con al seguito denaro contante per 271.830 euro, composto prevalentemente da banconote da 500 euro nascoste sotto il sedile del conducente.

Le successive attività investigative avrebbero permesso di accertare l’emissione di fatture false per oltre 44 milioni da parte di nove società estere, di cui una con sede in Ungheria e otto in Slovacchia, in particolare nel centro storico di Bratislava.

Le fatture, "al fine di frodare il fisco e pagare ingiustamente meno imposte, sono state contabilizzate come fittizi costi d’esercizio negli anni 2012, 2013, 2014 e 2015, da parte di 25 imprese attive nel settore della compravendita dei metalli ferrosi, con sedi operative nelle province di Brescia, Bergamo, Verona, Roma, Livorno, Padova, Napoli, Monza Brianza", precisano le fiamme gialle con una nota.

Alcuni dei denunciati, quasi tutti di nazionalità italiana ed in alcuni casi già gravati da specifici precedenti penali e di polizia, sono risultati amministratori o soci delle imprese estere: "mere “cartiere”, utilizzate per emettere le fatture inesistenti, predisporre falsi documenti di trasporto e ordini di acquisto, nonché aprire conti correnti presso istituti di credito con sede in Slovacchia e Ungheria, dove accreditare il denaro relativo agli acquisti inesistenti", sottolineano gli investigatori.

Il denaro trasferito all’estero sarebbe stato sistematicamente prelevato in contanti da veri e propri “spalloni” (come quelli fermati nel marzo 2015 a Gorizia) ed introdotto in Italia attraverso i valichi di confine delle province di Gorizia, Udine e Trieste.

I provvedimenti

Al termine delle indagini l'autorità giudiziaria ha formalizzato una proposta di sequestro per oltre 13 milioni di euro finalizzato a cautelare i beni che rappresentano il provento ed il profitto dei reati per cui si procede.

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