Le educatrici precarie scrivono una lettera ai consiglieri dopo il concorso da rifare

"Nessuno fra i dirigenti del Comune di Monza si è preoccupato della situazione sempre più precaria di questo gruppo di persone, anzi con l'ultimo concorso appena terminato, dobbiamo sottostare ad un'ulteriore ingiustizia"

Un asilo nido

Un concorso pubblico a cui hanno partecipato quasi mille candidati e solo 14 hanno passato la prima fase di selezione.

Quanto successo a Monza durante la prova scritta per l'accesso alle graduatorie comunali da cui selezionare educatori ed educatrici da impiegare a tempo determinato, per i prossimi tre anni, nei nidi monzesi ha destato stupore e delusione.

L'amarezza per l'esito ma soprattutto per il "sistema" trapela dalle parole di quelle educatrici che hanno partecipato alla selezione e che da anni lavorano da precarie nei nidi comunali a Monza.

Per dare voce alla propria delusione e far arrivare le loro richieste all'amministrazione comunale hanno deciso di scrivere una lettera che il consigliere di Sel Alessandro Gerosa ha portato all'attenzione dell'aula durante la seduta di lunedì sera, facendosi portavoce delle problematiche inerenti alla precarietà lavorativa a cui queste donne sono soggette.

"Noi che lavoriamo nei nidi da più anni ci poniamo qualche domanda e di perplessità, per come vengono gestite le cose, ne abbiamo tante" scrivono le educatrici che si firmano "precarie". 

"Negli anni abbiamo sostenuto diversi concorsi per il Comune, poiché assunte con contratti a termine e quindi costrette a partecipare con scadenza triennale ai vari bandi di concorso che il Comune puntualmente organizza" spiegano nella missiva.

"Alcune di noi, inoltre, rientrano anche in quella categoria di lavoratori che, secondo la Comunità Europea, andrebbero stabilizzate poiché utilizzate per oltre 36 mesi. Nonostante ciò, nessuno fra i dirigenti del Comune di Monza si è preoccupato della situazione sempre più precaria di questo gruppo di persone, anzi con l’ultimo concorso appena terminato, dobbiamo sottostare ad un’ulteriore ingiustizia. Per volere di qualcuno, questa volta, il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, diversamente dai concorsi precedenti, si è ritenuto di dover inserire la penalità per ogni risposta errata (l’assessore Montalbano non è stato informato, visto che ha dichiarato che la prova era simile a quella degli altri anni)".

Tra le righe le educatrici pongono anche alcune domande: "Quanti concorsi bisogna vincere per poter finalmente fare il proprio lavoro senza l’assillo di una futura esclusione dalla graduatoria? In questo settore non conta nulla l’esperienza acquisita negli anni? Si riparte sempre da zero? Si è qualificati nel proprio lavoro solo se si risponde correttamente a delle domande teoriche spesso formulate male? Eppure le escluse di quest’anno erano idonee in tutti i concorsi precedenti e sono ancora idonee fino alla scadenza del contratto. È chiaro che qualcosa non quadra, non c’è logica in tutto questo".

In consiglio comunale diversi capigruppo hanno espresso la disponibilità a incontrare una rappresentanza delle insegnanti per un confronto costruttivo sul tema e anche l'assessore Montalbano si è detto pronto a partecipare.

"Mi sono detto stupito e dispiaciuto per l'esito di questa prova e lo sono davvero" ha commentato Montalbano che ha aggiunto "Ancora oggi non ho una spiegazione definitiva e chiara di quanto successo e per l'analisi prenderò spunto dalla lettera". 

"Salvaguarderei però la buona fede di tutte le persone che hanno lavorato a questo concorso" ha voluto però precisare l'assessore. 

Ma la questione del precariato della categoria va oltre l'ultimo episodio che ha portato alla ribalta e denunciato i risvolti della problematiche sulla vita e la stabilità delle lavoratrici dei nidi costrette a vincolare i loro progetti a un bando: "Da troppi anni ormai noi lavoratrici precarie del Comune di Monza subiamo trattamenti che riteniamo ingiusti e privi di ogni logica. È per questo che abbiamo deciso di rendere nota questa insostenibile situazione che potrebbe essere risolta tenendo conto anche degli anni di esperienza nella realtà lavorativa, come si fa in altri comuni del territorio" concludono nella lettera. 

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