Scontri manifestazione anti Harlan: le mille divisioni degli animalisti

Non si amano tra loro. Spesso si detestano cordialmente. E a volte ci scappa pure la rissa, come accaduto sabato scorso a Correzzana. Viaggio nella galassia anti-Harlan , tra signore griffate, centri sociali e nuove destre

Un momento della manifestazione (da YouReporter)

CORREZZANA – Divisi, fino alla meta. L’obiettivo è uno: liberare i 104 macachi che da otto mesi stanno invecchiando in gabbie di un metro per due nei magazzini della Harlan di Correzzana: la multinazionale a stelle e strisce che – con l’autorizzazione della legge italiana - fa «sperimentazione medica su cavie da laboratorio».  Uno per tutti e tutti per uno? Non proprio. Se l’amore per gli animali li unisce, sarebbe un grave errore pensare che gli animalisti siano «un solo cuore e una sola anima».

IL CASO - Sabato scorso da dieci pullman sono sbarcati a Correzzana militanti provenienti da altrettante regioni d’Italia. Attivisti hanno raggiunto la Brianza perfino da Svezia, Spagna, Gran Bretagna e Francia. Eppure questa manifestazione ha dimostrato in modo icastico che – tra animalisti – ci si può picchiare. E  di santa ragione.  E’ quanto è successo durante il corteo, quando alcune frange estreme della manifestazione - organizzata da Freccia 45 e Fermare Green Hill – hanno chiesto ai militanti di Cento per cento animalisti di fare dietro front. E di andarsene. Di fronte al loro rifiuto, sono volati spintoni, schiaffi e qualche cazzotto.

Ora i leader delle due associazioni gettano acqua sul fuoco: «Chiediamo scusa per quanto è accaduto» ha sillabato Susanna Chiesa di Freccia 45. «L'animalismo vero non ha colore politico» gli ha fatto eco Paolo Mocavero, fondatore  di Cento per cento animalisti. Ma ormai la frittata è fatta. E le liti e gli insulti – documentati da smartphone e ipad – sono finiti per sempre nella blogsfera del web. A futura memoria.

UN MOSAICO TRASVERSALE - La manifestazione di Correzzana – insomma – ha rivelato quanto il mosaico del mondo animalista sia trasversale. A sfilare nel lungo corteo che si è snodato tra Lesmo e Correzzana c’era un pubblico quanto mai variegato: i disoccupati che «non cercano lavoro e non studiano» accanto alla signora in tailleur «grandifirme» e il pechinese con il cappottino, pure lui con griffe di alta sartoria; professoresse milanesi e casalinghe brianzole; studenti adolescenti e nonni ultraottantenni. Se poi – uno accanto all’altro – si trovano anarchici e militanti dei centri sociali e neofascisti, può accadere che addirittura il corteo debba essere scortato passo dopo passo da un cordone di carabinieri e polizia.

Ma quanto può essere variegato e multicolore il mosaico delle sigle animaliste? Tanto, anzi tantissimo. Davanti ai cancelli della Harlan sabato scorso si sono ritrovati 2.000 manifestanti. E – almeno – 50 bandiere corrispondenti ad altrettante organizzazioni animaliste. Molti attivisti sono così diversi tra loro che – se si ritrovano vicini– non possono fare altro che litigare. Altro che «pace e amore». Come dire: finché si tratta di lottare per i beagle di Montichiari, di prendere le difese delle oche di Lacchiarella o per dare addosso al Palio degli asini di Colle Brianza,  tutti uniti. Ma sul resto, su tutto il resto,  più diversi che mai. Come cane e gatto.

LITIGARE? PIU' FACILE CHE PARLARE - Se si è rivelato profondo il diverbio tra Freccia 45 e Cento per cento animalisti, abissale – per esempio – è anche la contrapposizione che oppone il coordinamento Fermare Green Hill con Occupy Green Hill – Animal Amnesty: due sigle che pure si trovano a manifestare per gli stessi cuccioli. Si può digiunare insieme per liberare dei cagnolini e nello stesso detestarsi cordialmente: è il mondo degli animalisti, bellezza.

«A volte litigare è più facile che parlare» tenta di chiosare Fabiana Russo, di Animalisti italiani. Eppure tentare di minimizzare le divisioni e le differenze, oppure liquidare tutto come una «degenerazione» o come «beghe da cortile» espone a un errore grave: fare come lo struzzo, che mette la testa sotto la sabbia. Perfino un personaggio carismatico come Michela Vittoria Brambilla divide i cuori: c’è chi come Animal Amnesty la adora e ne ha fatto una bandiera. E c’è chi invece – come Freccia 45 - con la «rossa» ci ha litigato. Al punto da finire in un’aula di tribunale.

DIFFERENTI GRADAZIONI - Ma che cosa significa amare gli animali? Tra eretici e ortodossi, questa definizione può avere una, nessuna, centomila sfumature. I vegani – per esempio – sono convinti che non sia lecito cibarsi di nessun animale. I vegetariani patosensibili ammettono la pesca, ma non la caccia, perché nel primo caso la sofferenza è molto meno percepibile. Gli amorevolisti assoluti ritengono che gli animali domestici debbano godere degli stessi diritti dell’uomo. Ancora più radicali gli antispecisti, secondo i quali non c’è nessuna differenza tra una specie animale e l’altra. Traduzione: uccidere una zanzara e un essere umano, secondo il loro credo, è la stessa cosa. I vivisettori sono contrari a ogni forma di esperimento su animali. Ci sono poi gli animalisti assoluti, contrari a ogni sfruttamento degli animali per le attività umane. Perfino per l'agricoltura. La «babele» animalista è così infinitamente ricca di «variazioni» che – a declinarle tutte – non basterebbe un volume alto come l’elenco del telefono.

LIONE - Settimana prossima il «circo» animalista si sposterà a Lione, davanti ai cancelli della Marshall, proprietaria di Green Hill. Saranno migliaia i manifestanti, molti dei quali partiranno anche dalla Brianza. Ma le divisioni, e le contraddizioni, viaggeranno insieme a loro.

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