Il sociologo: "I matrimoni misti più esposti al rischio di rottura"

"Ma non si tratta solamente di nazionalità - precisa il professor Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia delle migrazioni alla Statale di Milano - "contano anche le differenze di reddito, istruzione, cultura"

MONZA - Omicidio di Bernareggio, il vicesindaco lumbard Stefano Tornaghi ha sconsigliato alle donne italiane di sposare uomini extra Ue.  Immediata la sollevazione, ma spesso - al di fuori delle arene mediatiche - si tratta di affermazioni condivise. Ne abbiam parlato con Maurizio Ambrosini, ordinario di Sociologia delle migrazioni all'Università Statale di Milano e studioso delle dinamiche interetniche. Il professor Ambrosini è anche direttore della rivista Mondi Migranti, edita da Franco Angeli.

Professor Ambrosini, a Bernareggio si è consumato l'ennesimo omicidio maturato all'interno di una coppia. Il vicesindaco leghista ha consigliato esplcitamente alle donne italiane di non sposare extracomunitari. Al di là dell'opportunità  di fare affermazioni del genere in una circostanza tanto tragica, il politico ha espresso un sentimento poco politically correct, ma comune a molti.

Ci sono diverse considerazioni da fare al riguardo. Partiamo dai dati. L'80% dei matrimoni tra non connazionali  avviene tra un italiano più grande di una decina d'anni e una donna straniera più giovane. Questo tipo di unioni sono ormai abbastanza accettate. Resistenze incontrano invece le donne straniere che sposano un italiano.  Queste unioni sono ancora guardate con sospetto. C'è poi il caso dello straniero che sposa un'italiana: in questo caso è la donna ad essere più grande, tipicamente di un paio d'anni. Qui, culturalmente, c'è ancora un timore atavico che potremmo definire come  una paura del "ratto delle Sabine". E' importante ricordare però che disponiamo solo di dati statistici relativi ai matrimoni: le convivenze non sono registrate negli archivi e quindi sfuggono all'analisi. In secondo luogo, i femminicidi sono un fenomeno tristemente attuale, e rispecchiano una difficoltà crescente di una frangia della popolazione maschile ad accettare una rottura.

Che cosa intende, di preciso?
Le donne oggi hanno autonomia, consapevolezza. Sono diventate più selettive ed esigenti in termini di legami. Nelle società tradizionali era difficile ribellarsi. Oggi non è più così.

A questo riguardo, ci sono delle unioni che sembrano funzionare meglio?
In un contesto di fragilità, i matrimoni misti di qualunque tipo sono quelli più fragili. Non si parla solo di nazionalità, ma anche di cultura, di istruzione, di reddito. Le unioni che funzionano sono quelle che definisco "omogamiche": persone dall'età simile, dall'istruzione simile, che hanno lo stesso reddito. Questo terreno poco romantico alimenta maggiore stabilità. Oggi il divorzio è per i poveri. Una volta erano i ricchi a divorziare: oggi, forse per una selezione più attenta operata prima delle nozze, quelli tra benestanti sono i matrimoni che tengono di più. I matrimoni misti sono invece quelli più a rischio, e ripeto non si tratta solo di nazionalità. Una situazione socioeconomica precaria, la necessità di fare quadrare i conti sono elementi che aumentano le possibilità di rottura.

Lei prima ha parlato di donne più selettive. E' una qualità che si è sviluppata di pari passo con l'autonomia lavorativa, un fattore culturale o che altro?  Gli uomini oggi spesso sono spaventati dalla figura femminile.
L'identità maschile è in crisi oggi rispetto a quella femminile. Le donne sono più selettive grazie all'aumento dell'istruzione, della partecipazione al lavoro, ma anche a fattori culturali: la società non vede più di cattivo occhio l'indipendenza. Le donne sono più esigenti nei confronti del partner. Tipicamente, una volta era l'uomo - il classico "disgraziato" - a lasciare la donna per cercare altrove. Oggi non è più così: qualche volta sono gli uomini a essere lasciati, e la donna si porta i dietro i figli.  Questo crea ansia, ma anche situazioni nuove come quelle dei padri separati.

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Concludiamo con una domanda. In Italia siamo arrivati alla seconda generazione di immigrazione. Ormai molti figli di immigrati sono nati qui. Al di là del dibattito politico e di quello che ha luogo sui media, un dibattito che spesso perde il contatto con la realtà, le chiedo a che punto siamo. Quali evidenze offrono i dati empirici di cui dispone dalla sua prospettiva di scienziato?
L'integrazione oggi avviene dal basso: c'è, ma non è ancora metabolizzata a livello culturale. In altri termini, siamo multietnici nei fatti ma non nella mente. Sant'Agostino divideva un'anima razionale da una sensitiva: per la parte razionale, l'integrazione c'è, ed è quella che si ha nei luoghi di lavoro, nei rapporti di vicinato, sul pianerottolo di casa. Poi c'è l'anima sensitiva: la mente, la cultura,  a volte rifuta gli stranieri  e li discrimina.

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