Operazione Ulisse, un bunker come quelli di San Luca e Platì

C'era anche un rifugio come quelli ritrovate sulle montagne della Calabria nella disponibilità della "locale" brianzola. Un vero e proprio fortino di proprietà di Antonio Stagno, 44 enne detenuto nel carcere di Opera

Via Boito, la strada in cui è stato ritrovato il bunker a Giussano

GIUSSANO – Un vero e proprio bunker. Con tanto di parete mobile che si aziona con un telecomando. «Come quelli – ha spiegato il pm della Dda di Milano, Alessandra Dolci - che siamo soliti trovare a San Luca o a Platì».

E invece è in Lombardia che i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Milano hanno messo a segno l’ultima maxi operazione anti-ndrangheta. Ed è in Brianza che gli investigatori hanno messo a segno alcuni tra i più eccellenti tra i 37 arresti.

Le accuse sono associazione di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini, nate da alcuni approfondimenti successivi all'operazione «Crimine», hanno «consentito di mettere a nudo le proiezioni extraregionali della 'ndrangheta in Lombardia, il solido legame con le cosche d'origine e il pervasivo controllo delle aree d'influenza, anche mediante il sistematico ricorso alla violenza ed all'intimidazione».

BRIANZA VELENOSA - Ma è nel cuore della Brianza che è stato scoperto un vero e proprio bunker. A Giussano, cittadina di 24mila abitanti un tempo nota come una delle più operose città del mobile, nel corso dell'operazione «Ulisse» contro la 'ndrangheta in Lombardia, i carabinieri hanno scoperto un vero e proprio fortino. Si trovava nell'abitazione di via Boito 23 a Giussano, di proprietà di Antonio Stagno, 44 anni, già detenuto nel carcere di Opera.

Secondo i magistrati, questa operazione ha consentito di smantellare le ultime «locali» della ndrangheta in Brianza, attive a Giussano e a Seregno. Gli arresti sono stati possibili grazie alle accuse dei collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panaia: i killer di Carmelo Novella, boss della ‘ndrangheta in Lombardia. Con loro ha «cantato» anche Saverio Cappello.

«INFINITO» - Le indagini sono l’ultima puntata dell’operazione «Infinito» del 13 luglio 2010: una una maxi-operazione contro la 'ndrangheta calabrese e le collegate cosche milanesi, portata a termine dalle Direzioni Distrettuale Antimafia dei tribunali di Reggio Calabria e Milano. Le indagini sono culminate con l’arresto, e successiva condanna, di più di duecento persone, colpevoli di reati quali omicidio, traffico di sostanze stupefacenti, ostacolo del libero esercizio del voto, riciclaggio di denaro proveniente dalle attività illecite quali corruzione, estorsione ed usura: tutti reati resi possibili in forza dell’associazione per delinquere di stampo mafioso, accusa comune a tutti gli imputati, e su cui si è concentrata l'azione investigativa.

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Il filone milanese dell'indagine è stata condotta dai Carabinieri, coordinati dal colonnello Roberto Fabiani del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monza. Sono state messe a disposizione degli inquirenti 25.000 ore di registrazioni telefoniche e 20.000 ore di intercettazioni ambientali. Ai Carabinieri di Desio è stato affidato il filone della locale di Desio, dove nel 2011 la giunta è caduta sull’onda delle polemiche nate dalla scoperta dei rapporti stretti tra gli indagati e alcuni esponenti di spicco del consiglio comunale.

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