'Ndrangheta in Brianza, 37 arresti. C'è un pentito , "ma nessuno parla"

Resi noti i particolari della maxi operazione che ha portato in carcere numerosi esponenti di clan calabresi in Brianza. Con una conferma: anche al Nord chi è minacciato ha paura. Le indagini sono state coordinate da Ilda Boccassini, magistrato "tosto" che conduesse anche l'operazione "Infinito" nel 2010

MONZA - Le indagini della Dda di Milano, che hanno portato oggi a 37 arresti smantellando le cosche della 'ndrangheta radicate tra Milano e Monza, confermano quanto era già emerso da altre operazioni contro i clan calabresi radicati in Lombardia: l'assenza totale, anche in una regione del nord, di denunce da parte degli imprenditori 'vessati' e 'vittime' di fatti di estorsione e usura.

LE INDAGINI - Da quanto si è saputo, l'operazione condotta dai carabinieri del comando provinciale di Milano e coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Alessandra Dolci e Cecilia Vassena, ha portato in carcere, tra gli altri, Ulisse Panetta, presunto boss della 'locale' di Giussano, con ordinanza firmata dal gip milanese Andrea Ghinetti, e alcuni appartenenti alle 'famiglie' Cristello e Corigliano.

IL PENTITO - Un contributo fondamentale alle indagini, da quanto si è saputo, è arrivato da un 'nuovo' pentito della 'ndrangheta in Lombardia, Michael Panaja, che era stato arrestato assieme a un altro pentito, Antonino Belnome (che ha gia' parlato di alcuni omicidi avvenuti negli ultimi anni), perché ritenuto uno dei responsabili dell'omicidio di Carmelo Novella. Quest'ultimo, 'capo dei capi' delle cosche dalla 'ndrangheta in Lombardia, venne ucciso in un bar nel milanese nel luglio 2008, perche' voleva rendere autonome le 'locali' lombarde dalla 'casa madre' calabrese. Con le sue parole ai pm, Panaja avrebbe svelato in particolare le attività delle cosche lombarde dal luglio 2010 in poi, ossia ciò che è avvenuto dopo il maxi-blitz 'Infinito' della Dda di Milano che aveva portato ad oltre 170 arresti e a 110 condanne con rito abbreviato. E' fondamentale rilevare l'importanza di un pentimento nella 'ndrangheta: la struttura dell'organizzazione, basata principalmente su vincoli familiari, rende molto più difficile trovare persone disposte a parlare rispetto, ad esempio, alla mafia e alla camorra.

SEREGNO E GIUSSANO - Le cosche di Giussano e Seregno, stando alle indagini, oltre ad 'occuparsi' dei traffici di droga (detenevano anche molte armi), avrebbero continuato a intimidire piccoli imprenditori locali, soprattutto di origine calabrese, taglieggiandoli con l'usura e le estorsioni, senza che da questi sia mai arrivata alcuna denuncia alle forze dell'ordine.
(fonte: ANSA)

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