Due milioni di euro sequestrati all'imprenditore della 'ndrangheta

L'uomo risulta affiliato alla 'ndrangheta dal 2010

Gli agenti a casa dell'imprenditore

Ammonta a più di due milioni di euro l'entità del sequetro effettuato ai beni di Orlando Demasi, 43enne imprenditore immobiliare nato a Santa Caterina dello Ionio (Catanzaro) e considerato affiliato alla locale di Giussano (Monza-Brianza) della 'ndrangheta, collegata alla cosca catanzarese dei Gallace-Ruga. 

Secondo gli investigatori, che lo incastrarono nel 2012 nell'ambito dell'operazione Ulisse, Demasi aveva l'incarico di custodire (ed all'occorrenza spostare) le armi della cosca giussanese, ma anche di mantenere i rapporti con gli arrestati, ad esempio assicurando loro l'assistenza legale continuativa. 

Il primo episodio di intimidazione di stampo mafioso a carico del 43enne risale al 1994, quando tentò un'estorsione ad un imprenditore aeronautico spiegandogli apertamente che, pagando, avrebbe potuto evitare di "saltare in aria". L'affiliazione alla cosca di Giussano avvenne invece nel mese di agosto del 2010, poche settimane dopo la morte del fratello Daniele in un incidente stradale: fratello che era a sua volta membro della "locale". In pratica, Orlando Demasi prese il suo posto e anche lo stesso incarico, quello di custode di fucili, pistole, bombe a mano e munizioni.

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La prima cerimonia di affiliazione avvenne in una proprietà di famiglia a Santa Caterina dello Ionio. Dopo un anno la seconda cerimonia, stavolta in Brianza, con le "doti" di 'ndranghetista. Ha stupito gli investigatori il fatto che, per Orlando Demasi, non ci sia stato bisogno, sostanzialmente, di "periodi di prova" solitamente tipici delle organizzazioni criminali. Per ricostruire questi passaggi sarebbero state fondamentali le dichiarazioni dei pentiti Antonio Belnome e Michael Panaja, già importanti membri della "locale" di Giussano.

"Il sequestro non è altro che la parte finale dell'attività delinquenziale", ha spiegato in conferenza stampa il questore di Milano Marcello Cardona, "ed è il momento in cui lo Stato si 'riprende', per così dire, i beni acquistati con patrimonio illecito". Nel caso di Demasi, le sue dichiarazioni dei redditi non potevano giustificare la villa di residenza a Motta Visconti, la villa di Santa Caterina o i capannoni di Zelo Surrigone, nei quali tra l'altro si svolgevano anche "summit" di 'ndrangheta.

Tra l'altro, durante le operazioni di sequestro, i poliziotti della Divisione Anticrimine, guidati da Alessandra Simone, hanno scoperto una cassetta di sicurezza bancaria con dentro 60 mila euro confezionati in "mazzette" sottovuoto da 10 mila euro ciascuna, e cercheranno ora di capire qualcosa in più sulla provenienza di quel denaro. 

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