La storia, raccontata con le note, di Marcelo Cesena: il «pianista di Dio»

Al Teatro Santa Valeria di Seregno domani sera un concerto dell'artista italo brasiliano per sostenere un progetto benefico: realizzare una scuola in Uganda nel nome di Luigi Giussani

Marcelo Cesena

SEREGNO – La musica? E’ come la «lanterna» evangelica: se ce l’hai dentro, non la puoi tenere nascosta. La vocazione del compositore e pianista Marcelo Cesena è tutta qui: non puoi riuscire a tenere dentro l’arte che ti sgorga dal cuore. Perché – come dice lui – la musica, è un po’ come Dio: ci lascia «feriti dalla bellezza».

Da alcuni mesi l’artista italo brasiliano è impegnato in una tournée in tutta Italia per sostenere un progetto benefico dell’Avsi: «Una scuola per la vita». Ovvero: la Luigi Giussani High School di Kirela Kampala, in Uganda. Domani sera, venerdì 25 gennaio alle 21, suonerà a Seregno. Si esibirà nel Teatro di Santa Valeria, in via Wagner, 85. Chi parteciperà e verserà un’offerta libera potrà sostenere un progetto benefico al quale questo pianista e compositore crede moltissimo. Cesena proporrà un programma che spazia tra sue composizioni e alcuni autori classici. Come il suo autore prediletto: Fryderyk Chopin.

A 43 anni, Marcelo Cesena può iniziare a guardarsi un po’ indietro, e intuire i passi di una carriera di pianista e compositore che non è stata mai facile. Prima di tutto da scoprire. Come quando, da piccolo, i suoi genitori gli facevano ascoltare per ore la musica lirica, e lui pronunciò le fatidiche, ultime parole famose: «Mai riuscirò ad amare musica del genere». Poi, a 15 anni, l’incontro della sua vita. Con un pianoforte, ridotto a soprammobile ingombrante in casa di amici. Il gesto di sedersi alla tastiera e posare le mani sulla tastiera impolverata, risvegliando quello strumento che taceva da anni, fu per lui come scoprire per quale motivo sei venuto al mondo.

Quel giorno Marcelo tornò a casa e chiese ai genitori di iscriversi al conservatorio. Papà e mamma cercarono di dissuaderlo. Ma, naturalmente, fu tutto inutile. Alla scuola di musica di San Paolo in Brasile si immerse in lezioni di teoria musicale. Solfeggi, saggi e gare. I suoi maestri ne intuirono il talento.

Ma qui il giovane pianista sentì nascere grande un’altra voce che gridava dentro di sé: quella della fede in Dio. In crisi, smise di suonare e per un po’ chiuse il coperchio con i tasti bianchi e neri. Fece un pellegrinaggio a Medjugorje. Poi si impegnò nel volontariato, occupandosi della comunità per tossicodipendenti di Suor Elvira, a Saluzzo.

Solo alla fine, comprese che la sua «sete di Dio» poteva essere dissetata solo in un modo: parlando dell’Infinito con il linguaggio che conosce meglio di tutti: la musica. Una storia – la sua storia – che Marcelo Cesena – apolide di casa in ogni parte del mondo - racconta con sette note, un pentagramma e un pianoforte. A San Paolo, a Los Angeles dove vive da alcuni anni. In tanti comuni d’Italia. E, domani sera, a Seregno.

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