Maxi bomba d'acqua a Monza: albero crolla su un'auto, allagato il convento dei padri barnabiti

È successo nella serata di mercoledì 3 luglio. Allagamenti e disagi in città

L'auto devastata in via Foscolo (B&V Photographers)

Temporale a Monza. Una maxi bomba d'acqua si è abbattuta su Monza nella serata di mercoledì 3 luglio. Tutto è accaduto intorno alle 20.40 quando forti raffiche di vento hanno iniziato a soffiare sulla città, in poco più di tre ore — secondo i dati registrati dalla centralina del centro meteorologico lombardo di Monza — sono caduti circa 60 millimetri di pioggia che hanno causato danni e allagamenti in città.

In via Foscolo un albero è caduto su un auto abbattendo anche un cancello, fortunatamente non c'è stato nessun ferito ma l'auto è stata letteralmente devastata dall'impatto. In piazza Carrobiolo invece, in pieno centro a Monza, si è allagato lo storico convento di padri Barnabiti. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che però hanno trovato già i frati mentre liberavano il convento dall'acqua. La pioggia ha danneggiato anche un portone del 500 e il muro della chiesa in cui sono presenti affreschi storici. 

Il maxi temporale in Lombardia: la spiegazione del Centro Meteorologico Lombardo

Il centro meteorologico lombardo sulla propria pagina Facebook ha spiegato come si è creato il fronte temporalesco che nella serata di mercoledì 3 luglio ha imperversato su gran parte della Lombardia.

È un caso eccellente di come si comporta il catino padano quando, a seguito di lunghe giornate anticicloniche estive, si trova finalmente nelle condizioni di rilasciare l’enorme quantità di energia potenziale – aria molto calda e umida – custodita per lungo tempo nei primi 2/3 chilometri di troposfera.

Finché le condizioni in quota sono tali da inibire l’innesco e lo sviluppo dei moti verticali, tipicamente per la persistenza di strati d’aria stabili alle medie quote (relativamente secchi e dal bassissimo gradiente termico verticale), tutto tace o quasi. E’ una sorta di coperta virtuale, trasparente alla nostra vista, che prima sopisce e poi impedisce il galleggiamento dell’aria umida condensante. Quando la Circolazione Generale a ridosso della chiostra alpina veicola da occidente masse d’aria più umide e più fresche a sufficienza, ecco che l’equilibrio del nostro salottino viene improvvisamente perturbato e si aprono le danze.

Dapprima “fumano” i rilievi, dai quali è più semplice innescare la risalita delle termiche (immaginatele quali enormi bolle d’aria calda): grazie al guadagno altimetrico, il tragitto da compiere è più breve ed è aiutato dal profilo pendente delle valli, come fossero scogli che sollevano spruzzi tra le onde di un mare su cui è stato sollecitato il moto ondoso. Entro poche ore, specie dal pomeriggio, la formazione di cumulonembi lungo le creste e le vette acquisisce maggiore forza e consistenza, abbracciando in parte le vicine pedemontane (alpine ed appenniniche). Nel frattempo il sole continua a erogare la sua preziosa energia alle pianure, surriscaldando ulteriormente i suoli e quindi l’aria padana a contatto.

Come fosse un palloncino che aumenta via via la propria pressione, a un certo punto la spinta dal basso rompe quell’invisibile resistenza che ne impediva la fuga definitiva dalla camicia di forza padana. La strappa lungo delle linee preferenziali, quasi fossero creste d’attività eruttiva, la cui posizione è tradita dalla disposizione dei venti prevalenti alle medio-basse quote (masse d’aria che, convergendo, aumentano la forza locale d’espansione verso l’alto).

Quando ci concentriamo sull’analisi previsionale che vi presentiamo in occasione di giornate a rischio di fenomeni intensi, gran parte del nostro tempo viene speso a ricercare la posizione di questo “locus minoris resistentiae”, che rappresenta la chiave di volta della giostra temporalesca. Trovato quello, risolto mezzo rebus.

Ai blocchi di partenza, allacciarsi le cinture, si parte: viaggio a/r verso le colonne d’Ercole dei nostri cieli, a circa 10-12 km di altitudine, dove lo sviluppo verticale delle torri convettive ha perentorio termine, riversandosi concentricamente su un tetto orizzontale, parallelo alla superficie terrestre. Molto ben visibile, a dipingere irregolarità tridimensionale (giochi di ombre con la luce di taglio serale), l’ebollizione delle fontanelle convettive più intense, che superano per inerzia il “fine corsa” della tropopausa.

Giunti ormai al tramonto, non ci resta che ammirare la maestosa e dirompente esplosione convettiva sopra le nostre teste, in una reazione a catena secondo la quale i violenti venti discendenti di una singola cella (spostamento d’aria dovuti alla ricaduta al suolo delle precipitazioni) fungono da stimolo per l’innesco prossimale di successivi cumulonembi. Il risultato di questo domino è la genesi progressiva di un’imponente struttura temporalesca multicellulare a mesoscala. Nel giro di un paio d’ore la valle del Po si ricopre quasi completamente di vapor d’acqua condensato e sotto le colonne convettive più imponenti, con tutta la violenza che la forza di gravità consente, ricade l’energia cinetica lavorata da questa gigantesca macchina termodinamica a cielo aperto.

Se non fosse per i danni che puntualmente flagellano le aree più colpite dai temporali (forti raffiche, allagamenti e grandine di grosse dimensioni), un simile spettacolo della natura meriterebbe un premio d’eccezione per la semplicità, l’eleganza e l’efficacia con cui va in scena.

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