Gli imprenditori: "Caccia ad evasori e meno soldi alla politica"

Gli imprenditori parlano dei costi della politica. E si scopre che alla provincia sono affezionati in pochi, ma molti vorrebbero mantenere le strutture a base provinciale di vari enti

Gli imprenditori brianzoli sono, in Lombardia, tra quelli che maggiormente chiedono la caccia agli evasori fiscali. A ritenerlo indispensabile è il 77,2% degli uomini d'impresa, secondi solo ai bergamaschi, contro una media regionale del 74,9%.

E' quanto emerge da una indagine della camera di commercio di Monza e Brianza su un campione di 1.700 imprenditori lombardi. Ma le domande si concentrano soprattutto sul capitolo, spinoso, dei costi della politica. Si scopre così che gli imprenditori si identificano soprattutto con il loro comune, anche se circa un quarto degli intervistati (il dato è sopra la media in Brianza) ritiene di non identificarsi con nessuna delle istituzioni locali (comune, provincia o regione).

I più legati all'istituzione provinciale sono i mantovani e i bergamaschi, mentre tra i brianzoli la percentuale scende al 6,9% (in linea con la media regionale). Ma gli enti con competenze provinciali, come le prefetture, l'Inps, l'Inail e così via, non adrebbero comunque aboliti per il 23,5% dei monzesi, mentre le loro funzioni andrebbero delegate alla regione per il 36,7% degli intervistati.

Gli imprenditori della nostra regione sono compatti nel ritenere che andrebbe ridotto il numero dei parlamentari e andrebbero riviste le regole per il vitalizio di fine mandato, nonché lo stipendio e i benefits. E questo vale anche per gli amministratori locali. Gli imprenditori sono invece meno favorevoli sull'accorpamento dei comuni o delle province più piccole, ma solo il 2,7% (e il 2,1% dei monzesi) ritiene che non sia necessario prendere una qualche misura di riduzione o taglio.

Circa altre misure per ripianare il debito, si è già detto del "plebiscito" sulla lotta all'evasione. Circa un terzo dei brianzoli che "fanno impresa" pensa anche a una patrimoniale e circa il 39% (dato più alto in tutta la regione) all'aumento dell'Iva per i beni di lusso. Solo il 3,1% dei monzesi (contro il 5% dei lombardi) chiede la riduzione degli investimenti per infrastrutture.

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