Alcatel, fine delle speranze (e del lavoro): licenziati 19 dipendenti

Lo strappo finale è arrivato lunedì sera. Alcatel ha detto no alla proposta, dei sindacati, di prolungare per un anno la cassa integrazione e martedì ha fatto partire le lettere di licenziamento. Via anche tre delegati sindacali

"Cacciati" 19 lavoratori - Foto @Mt

Le croci piantate nel giardino fuori dall’azienda erano un presagio sinistro, ma quanto mai giusto. Perché il futuro non c’è più, è finito lunedì sera. Perché le speranze sono morte, "uccise" da un’azienda che mai aveva fatto una cosa del genere. 

Martedì 6 ottobre sono stati ufficialmente licenziati diciannove dei ventitré lavoratori che erano in uscita dall’Alcatel. La sentenza è arrivata dopo l’ennesimo tavolo al ministero. Il tempo di poche ore e l’azienda ha fatto partire le lettere di licenziamento. Per quei diciannove operai non c’è più posto all’Energy Park. Altri quattro di loro, invece, avevano già lasciato in settimana, accettando gli incentivi dell’azienda. 

E’ stata inutile, insomma, la lunga lotta di lavoratori e sindacati che per mesi, e in ogni modo, hanno cercato di opporsi alla scelta della ditta, che non ha mai lasciato una porta aperta ad un ripensamento, né tanto meno ha mai spiegato il perché dei licenziamenti, arrivati al termine dell’ennesima riorganizzazione aziendale. 

“L’unica spiegazione - dice amaro a MonzaToday  il segretario generale Fim Cisl, Gigi Redaelli - è legata all’acquisizione da parte di Nokia, come se i licenziamenti fossero un pegno da pagare per un nuovo modello di relazioni industriali”. 

A pagare pegno, tra i tanti, ci sono anche tre delegati sindacali, due della Fim e uno della Fiom. Un “particolare”, questo, che potrebbe far sorgere dubbi sul comportamento dell’Alcatel, al limite dell’antisindacale. 

“Non era mai successa una cosa simile in Alcatel in quasi vent'anni di riorganizzazione continua - recrimina Redaelli -. L'amministratore delegato di Alcatel Italia è venuto al ministero, ma più per cortesia istituzionale dato che ha tenuto ferma la sua posizione, anche davanti al sottosegretario”. 

Il futuro per i diciannove lavoratori ora si annuncia più buio che mai. Ma sindacati e operai non hanno intenzione di mollare. “Sicuramente ci saranno vertenze legali individuali come prevedono le norme - annuncia Redaelli -. E noi, come Fim, stiamo valutando se ci sono le condizioni per un ricorso per comportamento antisindacale nei confronti dell’azienda”. 

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Quell’azienda che i propri manager continuano a descrivere come in “netta ripresa e crescita”. Quell’azienda che il presidente del consiglio Matteo Renzi incluse, lo scorso sei novembre, nella “Silicon Valley brianzola”. Quell’azienda, Alcatel, che ha chiuso la porta in faccia a diciannove persone. E senza un perché. 
 

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