K-Flex, l'azienda invia la lettera di licenziamento collettivo per 187 persone

La comunicazione

Ci sono volute oltre due settimane di presidio ininterrotto, una mobilitazione che ha coinvolto istituzioni e politica e tavoli di discussione per fare in modo che la K-Flex rompesse il silenzio e prendesse posizione.

Pochi istanti prima che mercoledì cominciasse la riunione convocata al Ministero per lo Sviluppo Economico è arrivata la conferma dei licenziamenti che i 250 lavoratori del sito produttivo di Roncello hanno tentato fino all'ultimo di scongiurare. Una battaglia condotta in prima linea per difendere il proprio posto di lavoro ma a senso unico, senza nemmeno avere la possibilità di confrontarsi con la proprietà nonostante le numerose richieste e l'intervento delle istituzioni.

A Roma nessun rappresentante dell'azienda si è seduto al tavolo di crisi: al posto dell'amministratore delegato Carlo Spinelli è arrivata una lettera con cui si comunicava l'avvio della procedura collettiva per il licenziamento di 187 dei 250 lavoratori del sito di Roncello. 

Nella missiva la società ha comunicato la decisione di delocalizzare la produzione, sostenendo di non poter più sostenere la concorrenza dei mercati del nord Europa e di aver incontrato insormontabili difficoltà nel continuare a produrre in Brianza.

"Nel 2009, l'Azienda, per varie motivazioni, ha deciso di non continuare a produrre nel sito di proprietà, in Via Don Locatela, 35 e di trasferirsi in locazione nell'attuale (NdR Via Leonardo da Vinci)" si legge nel testo.

"Da subito l'edificio ha manifestato problematiche qualitative, strutturali e di sicurezza. Nonostante gli, interventi effettuati i vizi rilevati si sono acuiti, peggiorando ulteriormente anche sotto il profilo della sicurezza. La Società si è quindi assunta la responsabilità di informare i lavoratori e le parti sociali dell'inevitabilità di lasciare il sito in un arco di tempo da definire e comunque non oltre il mese di dicembre 2017. A ciò si sono aggiunte gravi difficoltà nel reperimento in tempi brevi, di una adeguata sede produttiva alternativa, tenuto conto anche delle problematiche connesse alle mancate autorizzazioni amministrative nel frattempo richieste, per il complesso della sede storica di Roncello, Via Don Locatela 35".

La K-Flex ha deciso di licenziare 187 lavoratori, senza alcuna possibilità di ricollocamento del personale in esubero, delocalizzare la produzione e mantenere in Italia unicamente attività di natura commerciale e di supporto logistico.

“La proprietà della K-Flex si è resa protagonista di un comportamento che non può essere accettato –commenta il capogruppo del PD in Regione Lombardia Brambilla -. É in ballo il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie e questi signori non si sono preoccupati nemmeno di mandare al ministero i propri rappresentanti legali. Ciò che è peggio è che con la lettera per l'avvio dei licenziamenti la proprietà ha di fatto mostrato disprezzo per chi sta cercando di trovare una soluzione al problema occupazionale che l'azienda lascerebbe sul territorio. Ovviamente rimarremo a fianco dei lavoratori che lottano per difendere il posto di lavoro e la storia di un insediamento che non soffre certo la crisi. Il primo passo necessario è il ritiro dei licenziamenti”.

A richiamare l'azienda al senso di responsabilità è stata anche il viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova: "L'azienda si sottrae al confronto e avvia contestualmente la procedura di licenziamento collettivo per 187 persone. Questo comportamento è inaccettabile, in particolare quando ci sono in ballo la vita delle persone, posti di lavoro e quindi il destino di centinaia di famiglie". 

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