Candy va a produrre in Cina: 373 lavoratori verso il licenziamento

Candy, in un incontro coi sindacati, ha confermato la volontà di diminuire la produzione del sito di Brugherio, spostandola in altre sedi all'estero. Gli esuberi annunciati sono 373. E la situazione può soltanto peggiorare

Sono 373 i lavoratori in uscita - Foto repertorio

Da eccellenza brianzola a “emigrante” dell’Est. Dalla storia di Brugherio ai vantaggi della Cina. Con un biglietto di sola andata.

Viaggia sempre più verso Est, la Candy, l’azienda che Eden Fumagali fondò nel lontano 1945 a Monza. Di quella ditta, dal cuore e dall’impronta brianzola, ormai è rimasto ben poco. E ancora meno rimarrà. 

Perché, martedì, nell’incontro coi lavoratori e i sindacati, la dirigenza ha confermato l’intenzione di diminuire ulteriormente la produzione nel sito di Brugherio, dislocandola soprattutto in Cina e in Russia. Ma, soprattutto, ha annunciato che per 373 lavoratori non c’è futuro. 

A restare a casa, non è ancora chiaro come e quando, saranno 343 operai e trenta amministratori: tutta forza lavoro che alla Candy internazionale ormai non serve più.

I lavoratori, il cui contratto di solidarietà scade il 13 ottobre, avevano chiesto almeno un rinnovo alle stesse condizioni. In cambio, hanno ricevuto una porta in faccia. 

“Il contratto di oggi - spiega a MonzaToday Pietro Occhiuto, segretario generale Fiom Cgil di Monza e Brianza - prevede quattro ore di lavoro e quattro in solidarietà. L’azienda, invece, vorrebbe che nel 2016 si aumentassero le ore di solidarietà, diminuendo inevitabilmente le ore di lavoro effettivo”. 

Il tutto, è evidente, appare un modo per preparare il terreno per i licenziamenti. E il futuro è più buio che mai. “Noi stiamo trattando per bloccare gli esuberi per almeno un anno, ma è chiaro - ammette Occhiuto - che, finiti gli ammortizzatori sociali, l’azienda procederà con i licenziamenti”. 

“E’ palese - dice amaro - che hanno intenzione di lasciare qui a Brugherio soltanto la parte amministrativa e di chiudere, prima o poi definitivamente, tutta l’unità produttiva”. Numeri alla mano, Candy vorrebbe portare la produzione brianzola da 380mila lavatrici all’anno a 330mila: un calo di cinquantamila unità che costerebbe il posto di lavoro a 373 lavoratori. 

Per nessuno di loro, secondo quanto appreso da MonzaToday, sarebbero al momento previsti percorsi di ricollocamento o di reinserimento lavorativo. Nulla di nulla. 

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I loro sostituti, in fondo, Candy li ha già trovati. Ma in Russia e in Cina.  
 

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