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CamCom MB: 5.000 nuove attività in Italia a settembre, trend in crescita

Sono dati che lasciano qualche speranza quelli diffusi dalla Camera di Commercio. Le nuove attività saranno però soprattutto concentrate nei settori ad elevata "mortalità"

5.000 nuove attività in Italia a settembre

MONZA - In Italia nel mese di settembre le imprese che apriranno saranno di più rispetto a quelle che chiuderanno. Lo afferma una stima dell'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni di imprese sarà, anche se di poco, positivo: saranno circa 5.200 le nuove attività. «Saranno soprattutto "imprese proletarie", figlie della crisi, attive nel terziario, dove è più facile aprire un'attività ma al contempo settore caratterizzato da più rapide cessazioni" afferma l'ente. Un dato, se non altro, non  negativo: la settimana scorsa l'ISTAT ha diffuso i dati sulla produzione industriale, in calo dell'1,4% rispetto a maggio 2012 e dell'8,2% rispetto a giugno 2011, mente il PIL cala del 2,5% rispetto al secondo trimestre del 2011.

I NUMERI - Saranno circa 2000 imprese saranno legate ai lavori di costruzione ed altrettante nel commercio al dettaglio e all’ingrosso, quasi 700 nei servizi alla persona e oltre 1200 nei servizi professionali e tecnici. Saldo negativo più accentuato si registra, invece, per le imprese agricole ( a settembre quasi 320 in meno) e per quelle dei trasporti (-150).La stima tiene conto dell’andamento del saldo tra imprese iscritte e cessate negli scorsi trimestri, della correlazione tra registrazioni e PIL e di un coefficiente “crisi” dedotto da indagini quali-quantitative condotte dalla Camera di commercio di Monza e Brianza nel 2012.

LOMBARDIA - Anche in Lombardia il saldo tra imprese iscritte e cessate nel mese di settembre è stimato positivo dall’Ufficio Studi  (+ 900 imprese circa, solo per Monza e Brianza +90). Del resto, più di 1 impresa lombarda su 3 è fiduciosa di recuperare e di riuscire a svilupparsi, se la crisi non dovesse durare ancora a lungo. Solo il 3% pensa che sarà comunque costretto a chiudere a causa della crisi e 1 imprenditore su 5 pensa a una chiusura solo se la crisi proseguirà.

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