Ecco il primo ristorante dove si paga il sushi con i follower di Instagram

L'idea, come teorizzata in diversi film, è di "This is not a sushi bar": da mille a 5mila follower si ottiene un piatto gratuito, da 5mila a 10 mila due, da 10 mila a 50mila quattro, che diventano otto se il cliente ha tra i 50 e i 100mila fan, mentre oltre i 100 mila viene offerta l’intera cena

Uno dei locali della catena

Come Black Mirror. Quello che era stato solo pensato da sceneggiatori e registi come futuribile diventa realtà: hai molti like? Sei avvantaggiato. Questo non solo socialmemte, ma, in modo ben più venale, in termini economici. 

Non solo contanti, carte o app: a partire da lunedì 15 ottobre, infatti, nel nuovo ristorante della catena This is not a sushi bar in via Lazzaro Papi 6 a Milano, saranno accettati anche i follower su Instagram come metodo di pagamento.

Lo rivela una nota della proprietà. A seconda della quantità di “seguaci”, chi consumerà il pasto ai tavoli del piccolo locale in zona Porta Romana, potrà ottenere uno o più piatti in omaggio, fino alla totale gratuità, presentando in cassa la pubblicazione di un post con foto e hashtag.

Come funziona

Il locale, primo in Italia ad utilizzare questa formula, apre le porte a influencer di diversa portata, suddivisi in cinque fasce: una volta ordinata la prima portata, da mille a 5mila follower si ottiene un piatto gratuito, da 5mila a 10 mila due, da 10 mila a 50mila quattro, che diventano otto se il cliente ha tra i 50 e i 100mila fan, mentre oltre i 100 mila viene offerta l’intera cena.

Il post da presentare in cassa, dove lo store manager ha già controllato la pubblicazione, deve contenere una foto scattata nel locale, il tag alla pagina @thisisnotasushibar e l’hashtag #thisisnotasushibar.

L’originale modalità di pagamento, attualmente non estesa agli altri cinque ristoranti della catena, esclude soltanto una decina di piatti presenti in menu e le bevande. “L’idea è nata con due finalità: stimolare in maniera innovativa e inclusiva la presenza nel locale e la partecipazione dei nostri clienti, dato che oltre l’80% della nostra attività è incentrata sulla consegna a domicilio – spiega Matteo Pittarello, presidente di This is not – e rendere questo ristorante unico, non solo in Italia. Abbiamo scoperto che in Inghilterra è successa una cosa simile qualche anno fa, ma si trattava di un “pop-up restaurant” con finalità esclusivamente promozionali. Noi intendiamo rendere la formula permanente, per cui, salvo sorprese, dovremmo essere i primi al mondo ad utilizzare in maniera strutturata questa formula”.

This is not a sushi bar, catena nata nel 2007, è stata la prima realtà a portare a Milano il delivery per la cucina giapponese. Con sei ristoranti attivi e prossime aperture previste in altre città, è dotata di una propria flotta di rider e di un sistema di organizzazione e analisi di ordini e dati sviluppato internamente.

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