In Lombardia la caccia al cinghiale si farà con arco e frecce: lo ha deciso il Pirellone

La proposta contenuta è stata approvata con i voti della maggioranza

Immagine repertorio

La caccia con arco e frecce non è poi così diffusa. Nel 2011, in un articolo giornalistico, si poteva leggere che gli arcieri bergamaschi con tesserino venatorio fossero una ventina, più o meno. Ma già all'epoca si discuteva del tiro con l'arco come metodo più efficace per cacciare i cinghiali, un tema che, con l'incidente mortale sull'A1 nel Lodigiano, ha fatto tornare a discutere. Con le soluzioni di sempre, le più immediate, le più "facili", le più promettenti elettoralmente: via libera a norme più larghe per abbatterli.

Ora la caccia ai cinghiali con l'arco viene "sdoganata" dal consiglio regionale per mano di Francesco Paolo Ghiroldi, consigliere leghista originario della Val Camonica, che ha rilanciato l'idea, come si diceva non nuova, anche se mai approdata ufficialmente in una normativa regionale. Secondo i fautori di questa pratica, l'arciere è più libero nei movimenti "sul campo" e quindi in alcuni casi maggiormente efficace di chi caccia col fucile. 

Ghiroldi, attraverso una mozione, ha chiesto alla giunta presieduta da Attilio Fontana di valutare "l'utilizzo dell'arco come strumento massimamente ecologico per attuare la selezione dei cinghiali". E la mozione è stata approvata con i voti della maggioranza, in testa la Lega, che governa in Regione, è decisamente dalla parte dell'attività venatoria e non perde occasione per utilizzare questo metodo quando si discute di animali selvatici e dei danni che possono causare, ad esempio alle colture: in questo, effettivamente, la giunta regionale gode del non indifferente sostegno di Coldiretti, i cui associati sono pronti a caricare le doppiette con un primo via libera di giugno 2018, quando la Regione ha consentito che il "contenimento" dei cinghiali potesse essere effettuato, appunto, anche dagli agricoltori.

La "guerra ai cinghiali" passa anche per un'altra mozione, approvata anch'essa dal consiglio regionale, a prima firma di Franco Lucente di Fratelli d'Italia, che prevede piani di controllo e caccia anche al di fuori degli orari e dei periodi di caccia previsti dalla legge. 

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