Baffi (Iv) si dimette da presidente della commissione d'inchiesta lombarda sul Covid-19

Dopo le polemiche successive alla sua elezione con i voti della maggioranza di centrodestra più il suo

Patrizia Baffi (con il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana)

Patrizia Baffi di Italia Viva si è dimessa da presidente della commissione d'inchiesta sull'emergenza Covid in Lombardia, istituita da poco in consiglio regionale. La sua elezione, con i voti della maggioranza più il suo (la commissione deve avere per regolamento un presidente di opposizione), aveva scatenato fortissime polemiche soprattutto da parte del Pd e del Movimento 5 Stelle, che avevano candidato l'esponente bergamasco del Pd Jacopo Scandella. I due partiti avevano anche ritirato i loro rappresentanti dalla commissione, annunciando un gruppo di lavoro alternativo e informale. La formalizzazione del ritiro dei consiglieri del Pd era già arrivata, venerdì pomeriggio è giunta anche quella dei consiglieri 5 Stelle.

«Poiché credo fermamente nell’importanza della commissione d’inchiesta, che avrà il compito di fare chiarezza sull’emergenza sanitaria che ha tanto segnato la nostra Regione e le nostre vite e che dovrà anche portare all’avvio di un percorso di revisione della riforma sanitaria regionale, per sanare le carenze del sistema e superare le debolezze che sono emerse in questi mesi, con la presente rassegno le mie dimissioni dalla carica di presidente a far data da oggi, nella speranza che ciò possa contribuire a ristabilire un clima favorevole allo svolgimento dell’importante lavoro che ci aspetta»: così scrive Patriza Baffi al presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi (Forza Italia) per rassegnare le dimissioni da presidente.

E lo stesso fa Elisabetta Strada, consigliera dei Lombardi civici europeisti, che aveva il ruolo di segretario: «Preso atto che i lavori della commissione di inchiesta Covid-19 con questa modalità non possono partire, per responsabilità istituzionale - e convinta dell'importanza del lavoro della commissione stessa e del mio ruolo - nello stile civico che rappresento, metto a disposizione il mio ruolo».

Le tre candidature di opposizione

L'esponente renziana, di Codogno, prima zona rossa d'Italia, era stata eletta alla terza votazione. Partito democratico e Movimento 5 Stelle avevano proposto la candidatura dell'esponente bergamasco del Pd Jacopo Scandella (la commissione deve avere un presidente di opposizione). Ma le minoranze erano divise: Michele Usuelli di +Europa si era a sua volta proposto, facendo leva sulla sua esperienza di medico ospedaliero anche in zone di guerra e di emergenza.

Dopo che le prime due votazioni erano andate a vuoto, Baffi si era resa disponibile ed è stata eletta con i voti della maggioranza di centrodestra più il suo. La reazione di Pd e 5 Stelle non s'è fatta attendere: ritirati i membri dalla commissione, i due partiti (insieme al governo a Roma) hanno lanciato il gruppo di lavoro informale "alternativo". E da Italia Viva (il partito della Baffi) è arrivato l'invito alla sua consigliera a dimettersi subito da presidente: «Le poltrone le lasciamo al Pd», ha detto il deputato Ettore Rosato.

Dimissioni di Patrizia Baffi, le reazioni

«Apprendiamo delle dimissioni di Patrizia Baffi, siamo lieti che abbia capito che non era possibile presiedere una commissione d’inchiesta senza la presenza dei principali gruppi di minoranza. Ringrazio Patrizia Baffi per il passo indietro e per il senso istituzionale. Invitiamo la maggioranza a mettere fine ai teatrini e a procedere con l’elezione di un nuovo presidente che sia veramente espressione della volontà delle minoranze è che possa garantire totale trasparenza», il commento di Dario Violi, consigliere del Movimento 5 Stelle.

Di tutt'altro tenore un comunicato congiunto di Roberto Anelli, capogruppo della Lega, e Viviana Beccalossi, capogruppo del gruppo misto ed ex Fratelli d'Italia: «La commissione d'inchiesta sul covid-19 viene affossata per le gravissimi ingerenze della politica, romana e non solo, che non ha smesso un minuto di esercitare pressioni ai limiti della minaccia sulla presidente eletta Patrizia Baffi. Il Pd ha di fatto rotto con le sue mani il giocattolo che voleva usare a suo piacimento, con il benestare degli alleati cinque stelle», commentano i due. «Alle opposizioni - aggiungono - la ricostruzione dei fatti di questi mesi nella massima trasparenza non importava niente. Il Pd, del resto, è il partito che in Emilia vieta di costituire una simile commissione d'inchiesta, mentre in Lombardia la ottiene e poi la abbandona perché interessato solo alla presidenza».

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La commissione avrebbe dovuto iniziare i suoi lavori lunedì 8 giugno 2020 con l'audizione dell'assessore al welfare Giulio Gallera, e poi proseguire ogni lunedì.

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