Le elezioni del rinnovamento: giovani e legalità per la nuova politica

Quella conclusa ieri è stata una tornata elettorale che ha evidenziato la voglia di voltare pagina dopo decenni. Forse non si era mai visto un voto di protesta tanto sentito.

Il Comune di Monza (fonte: pagina Facebook)

Il ballottaggio sarà tra Roberto Scanagatti e Andrea Mandelli. Fuori Marco Mariani, che correva per il terzo mandato. Si poteva immaginare? Si. La divisione tra Pdl e Lega, nello sfavorire entrambi, avrebbe chiaramente giovato agli azzurri, in grado di intercettare una porzione di voto moderato più ampia. La Brianza al voto ha svoltato a sinistra, e gli effetti si sentono anche a
Monza. Ieri sera verso le 22 Roberto Scanagatti è entrato in sala stampa ed è stato accolto da un lungo  applauso: questo è il clima che si respirava. Il suo avversario, Andrea Mandelli, come avevamo scritto a suo tempo, ha goduto dell'effetto Berlusconi: il leader è sceso in piazza ( l'unica uscita in Italia ) e il popolo ha risposto. Resta da chiedersi come sarebbero andate le cose se tra Monza e Arcore ci fossero stati più di cinque chilometri.

Il problema è che immaginare una maggioranza del Pdl in Aula è un problema. Il partito è diviso in correnti, termine un tempo odiato e oggi più che mai attuale, e più di qualcuno ieri sera ha riso sotto i baffi. Sarà la conta delle preferenze a dire chi potrà continuare a farlo. Ma lo stesso Mariani ha definito la sua "una maggioranza di psicopatici":  Deluso, stanco,  gli va dato atto di averci messo la faccia contro ogni pronostico. Col senno di poi, tante cose avrebbero potuto andare diversamente in questi cinque anni:  forse, per esempio, il  due volte borgomastro non avrebbe appoggiato la colata di cemento su Monza che ha tenuto banco per mesi in aula, ma chi può dirlo.

Resta sul piatto una tornata storica. Se, come probabile, vincerà Scanagatti, sarà un consiglio comunale giovane, con tanti under 30. Il PD ne ha un paio, Sel ne ha un altro, poi c'è Piffer che è di poco oltre ( e che salirebbe comunque). Ma soprattutto, farà il suo ingresso in Aula il tema della legalità, senza se e senza ma. Il centrosinistra ha firmato un codice etico che impegna gli eletti a dimettersi in caso di guai con la giustizia, il Movimento a cinque stelle ce l'ha nel Dna e i suoi consiglieri sono tenuti a presentarsi dimissionari ogni sei mesi all'assemblea degli iscritti, tutti ( o quasi ) gli altri hanno messo la questione al centro del programma. Se è troppo aspettarsi che i distinguo e le presunzioni d'innocenza "fino a prova contraria" escano dalle aule,  pare che una bella fetta dell'elettorato che ha votato abbia deciso di credere ancora nei partiti proprio per via degli impegni netti sulla trasparenza. Prova ne sia anche il risultato di Di Pietro in terra di Brianza.

La vera sorpresa, naturalmente,  è stato il Movimento a Cinque Stelle. Nicola Fuggetta prende il 9,69%, più di quanto chiunque si aspettasse: due consiglieri sono suoi, comunque vadano le cose, ma potrebbero essere tre.  La Martinetti, con Udc e  Api prende il 7, 24 %, mentre la Mancuso il 4.03%. In politica uno più uno non ha mai fatto due,entrambe dovrebbero entrare in Aula,  ma unito il Terzo Polo avrebbe preso probabilmente un sonoro 9% da forza di primo piano. Così sono le briciole, in attesa di vedere le alleanze per il ballottaggio.

Sono state le elezioni delle liste civiche, alcune reali, altre maschere elettorali neanche troppo nascoste.  E' andata bene quella di Michele Faglia, è andata ancora meglio  a CambiaMonza e PrimaVera Monza di Paolo Piffer, che da perfetto sconosciuto ha raccolto quasi il 5% ed è quasi sicuro di entrare in consiglio comunale. Non è andata bene agli Ecologisti Civici, che si aspettavano di più, e ad Aprire al Cambiamento di Vincenzo Ascrizzi. Ci saranno altre occasioni. Quello che è certo è che se rinnovamento doveva essere, questa volta per quanto possibile ci si è andati vicini.

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