Guerra nel Pd, la Ricchiuti: "Alfano non può fare il ministro"

La senatrice e vicesindaco di Desio, accerchiata, passa al contrattacco: "Sono considerata diversa, ma sono come tante e tanti". Civati con lei. E parte "Mobbasta"

La senatrice (e vicesindaco di Desio) Lucrezia Ricchiuti

Nel Partito democratico scoppia il caso di Lucrezia Ricchiuti, senatrice e vicesindaco di Desio. La Ricchiuti (insieme a Laura Puppato e Walter Tocci) non ha votato contro la mozione di sfiducia al ministro dell'interno Angelino Alfano per il caso della donna kazaka moglie di un dissidente e "prelevata" a Roma in tutta fretta per essere riportata in patria.

In pratica: la Ricchiuti sarebbe colpevole di non avere rispettato l'ordine di scuderia di salvare Alfano. Un collega senatore, il torinese Stefano Esposito, ha già promesso che uscirà dal gruppo del Pd se non verranno presi provvedimenti contro la Ricchiuti, la Puppato e Tocci. Ma la Ricchiuti si difende con grinta.

"Mi hanno chiamata 'mammina di Civati' e 'fighetta' - scrive in una lunga nota - sono di sinistra, figlia di operai". La Ricchiuti ricorda la sua lunga militanza, prima in Lotta continua da studentessa e poi, dal 1979, al Pci. E rivendica con forza la sua scelta di non seguire l'ordine di scuderia su Alfano, ma anche le sue scelte precedenti: "Mai col Pdl ho detto per mesi. Non ho votato questo governo perché nella casa dell'ex presidente del consiglio ad Arcore ha risieduto Vittorio Mangano definito un gentiluomo". E conclude: "Sono considerata diversa perché Angelino Alfano non può fare il ministro dell'interno dopo il rapimento della mamma e della figlia kazake. Ecco chi sono. Una come tante e tanti".

"MOBBASTA" - Nel frattempo all'interno del Pd c'è battaglia durissima. La nuova campagna dei giovani di OccupyPd si chiama "#Mobbasta" e viene rilanciata anche dal monzese Pippo Civati, deputato e candidato alla segreteria nazionale del partito, sul suo blog. Sulle porte di molti circoli del partito è stato affisso un banner che ricorda brevemente i "lati oscuri" dell'esperienza del Pd degli ultimi mesi: i 101 "traditori" che non hanno votato Prodi alla presidenza della repubblica, il caso degli F35, il "governissimo" con il Popolo della libertà e i montiani di Scelta civica e altro ancora. Inoltre è stato affisso anche il manifesto "Italia bene comune", quello della campagna elettorale.

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