La Lega protesta in aula, ma il sindaco non firma per salvare il Gp

Gli esponenti del Carroccio hanno chiesto al sindaco di firmare la petizione per salvare il Gran Premio d'Italia. No del primo cittadino e di altri esponenti del suo partito. E in aula sale la tensione

La Lega protesta contro il sindaco - Foto da Fb

Niente da fare. Il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, ha detto di nuovo no. Il primo cittadino si è rifiutato ancora una volta di giocare “alle condizioni”x della Lega Nord. E non ha messo la sua firma sulla petizione per salvare il Gran Premio di Monza, nonostante lunedì sera durante il consiglio comunale gli esponenti del Carroccio abbiano fatto il possibile, e l’impossibile, per convincerlo. 

I leghisti si sono infatti presentati in aula e hanno atteso l’arrivo del sindaco. Poi, quando Scanagatti si è seduto, hanno quasi assediato il suo banchetto, chiedendogli a più riprese di firmare la petizione. All'interno del palazzo comunale, invece, altri esponenti della Lega hanno protestato con uno striscione dal contenuto abbastanza chiaro: “Per noi prima il Gp, per Scanagatti prima il Pd”. 

E in effetti, quella di non firmare la petizione “leghista”, sembra una decisione di partito. Come lascia intendere il consigliere comunale Marco Lamperti, che sul proprio profilo Facebook, chiarisce: “La destra monzese ci chiede di firmare una petizione per "molcere il cuore" a Bernie Ecclestone riguardo il Gp di Formula 1 a Monza. Inutile sottolinearne l'inutilità - il j’accuse di Lamperti -. Sostenere però che questa non sia una strumentalizzazione politica da parte della ‎Lega Nord fa abbastanza ridere. Non firmeremo quella petizione, ma continueremo in tutte le sedi opportune a lottare perché il GP d'Italia rimanga a Monza”. 

Evidentemente di altro senso, il parere di Federico Arena, segretario leghista di Monza. “Abbiamo presentato l’ennesima interrogazione comunale –dichiara - dopo aver già da tempo depositato una mozione urgente in difesa del nostro autodromo e del Gp. A livello nazionale il Pd ha dimostrato di volerci prendere in giro sulla questione autodromo. A Monza come si comporteranno gli esponenti territoriali di sinistra? Le premesse non sembrano per nulla buone”. 

“Sindaco di Monza, consiglieri regionali e deputati Pd del territorio si sono già stracciati le vesti in difesa del Governo e della maggioranza parlamentare che ha respinto, per ben quattro volte, gli emendamenti del nostro onorevole Paolo Grimoldi - attacca il leghista -. Da monzese, prima che da persona impegnata in politica, non posso che dirmi fortemente preoccupato. La dichiarazione del sindaco che, con finto candore politico, dichiara che l'operato della Lega a tutela del Gp non è altro che una strumentalizzazione politica non può che farmi infervorare: chi parla è forse la stessa persona che tre anni fa svolse una campagna elettorale dicendo che la Villa Reale era stata svenduta ai privati e che non appena fosse diventato sindaco si sarebbe adoperato con ogni mezzo affinchè quell'accordo saltasse?”, si chiede Arena. 

L’iniziativa della Lega, però, non è stata un flop totale. Lunedì sera, infatti, c’è qualcuno che ha firmato, come la forzista Martina Sassoli. “Ieri sera, grazie agli amici della Lega, ho firmato con convinzione la petizione per salvare il Gran Premio d'Italia a Monza. Una firma è un gesto simbolico, non costa nulla ma vale molto - spiega -. Eppure c'è chi, come il sindaco e i consiglieri del Pd, si è rifiutato. Ah già - ha ironizzato la Sassoli - loro sono quelli che firmavano solo contro il recupero di Villa Reale”.

Disincantato, come sempre, il commento del consigliere di Primavera Monza, Paolo Piffer, che ha firmato la petizione. “In aula, fra il pubblico, presidio Lega e Fratelli d'Italia attendono che il Sindaco esca a firmare il documento a tutela del Gp di Monza - scrive su Facebook”. E poi il commento, divertente e divertito, “State sereni, ora esce. Credici”. 

Più serio, invece, è lo stesso Piffer, quando spiega le motivazioni che lo hanno spinto a firmare e a non seguire l’esempio del sindaco Scanagatti. “Dopo tre anni credo di essere stato l'unico ad aver condiviso documenti di partiti di maggioranza e minoranza. Ed è talmente rara questa cosa che ogni volta, a seconda della circostanza, venivo accusato di essere di "destra" o di "sinistra", ma è un prezzo che pago volentieri - ammette - se serve a sradicare questo cancro che vede tutelare prima il proprio partito e poi la collettività”.

“Ci vuole coraggio - conclude il consigliere - a partecipare ad una iniziativa promossa da altri, elettoralmente è un po kamikaze, ma io ci credo. Se scomparirò "politicamente" vorrà dire che aveva ragione Scanagatti, pazienza. Al netto di questa mia considerazione, quella firma concretamente cambia poco”.

Ma comunque c’è qualcuno che ha deciso di non firmare. 

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