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'Ndrangheta e politica, il sindaco di Seregno e le intercettazioni: "Ogni promessa è debito"

 

Infiltrazioni mafiose in politica e nel mondo dell'imprenditoria in Lombardia. Sono ventisette le person finite nel mirino dell'indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale coordinata dalla Procura di Monza e dalla Direzione Distrettuale Antimafia tra le province di Monza e Brianza, Milano, Como, Pavia e Reggio Calabria.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno dato esecuzione a 3 provvedimenti applicativi di misure cautelari personali nei confronti di 27 soggetti (di cui 21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio)ritenuti a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.

Nell'ambito dell'indagine è finito agli arresti domiciliari anche il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, 38 anni, avvocato penalista. Nei confronti del primo cittadino brianzolo, eletto nel 2015 è stata formulata l'ipotesi di reato di corruzione. Mazza avrebbe stretto relazioni con un influente imprenditore edile di Seregno Antonino Lugarà, ritenuto vicino a esponenti della 'Ndrangheta con importanti contatti sia nel mondo della politica provinciale e regionale che nell'ambiente dell'imprenditoria.

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Secondo quanto emerso dalle risultanze delle indagini l'imprenditore avrebbe avuto un ruolo determinante nell’elezione dell’attuale sindaco: in cambio di un cospicuo quantitativo di voti e di appoggio il nuovo primo cittadino avrebbe dovuto garantire e tutelare gli interessi di Lugarà che puntava a realizzare un supermercato nell'ex area Dell'Orto per cui era necessario approvare una modifica al piano regolatore per mutare la destinazione dell'area che in origine non era commerciale. “Ogni promessa è debito” ha risposto il sindaco Mazza all'imprenditore, al momento di riscuotere il conto dei presunti favori concessi.

Toni perentori, aggressivi e minacciosi che gli inquirenti hanno avuto modo di ascoltare attraverso le numerose intercettazioni

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