La Lombardia vuole abbattere i cinghiali, di nuovo (e ora sfida il governo sulla caccia)

L'assessore Rolfi: "La peste suina si combatte solo con gli abbattimenti". L'accusa a Roma

"La peste suina si combatte solo in un modo: con gli abbattimenti dei cinghiali". Non cambia la convinzione di Fabio Rolfi, assessore regionale all'agricoltura, alimentazione e sistemi verdi di regione Lombardia, che scende di nuovo in campo e sfida - di nuovo - il governo sul tema abbattimento cinghiali. 

A fine ottobre c'era stata la prima "puntata", con lo stesso Rolfi che aveva invitato l'esecutivo ad allungare il periodo di caccia, lasciando da parte la burocrazia. Lunedì sera un nuovo capitolo, con protagonisti sempre l'assessore lombardo e il ministro alle politiche agricole, Teresa Bellanova. 

"Mentre il ministro Bellanova garantisce impegno solo con gli annunci e con i comunicati stampa, l'azione del governo va nella direzione opposta", il j'accuse di Rolfi, messo nero su bianco in una nota. "I cinghiali selvatici - ha aggiunto l'esponente della giunta lombarda - sono i vettori principali di peste suina. Un caso è stato rilevato in Germania solo due mesi fa. L'arrivo in Italia di questa malattia comporterebbe un danno incalcolabile all'economia italiana e in particolar modo alla Lombardia, dove viene allevato il 53% dei suini italiani, alla base delle grandi filiere agroalimentari. Servono azioni concrete, non chiacchiere. Le regioni sono lasciate sole, gli agricoltori abbandonati nonostante le promesse dei ministri competenti e dei loro sostenitori. A oggi - ha proseguito Rolfi - non ci sono misure concrete, le iniziative delle regioni vengono impugnate dal governo e i piani per contenere la fauna selvatica vengono attaccati dalle associazioni pseudoambientaliste".

"Servono - ha sottolineato l'assessore, tornando a puntare su una sorta di liberalizzazione della caccia - piani di contenimento portati a termine, semplificazioni all'attività venatoria che è l'unica che consente di contrastare la fauna selvatica e sostegno alle iniziative delle regioni. Basti pensare che la nuova legge regionale lombarda ha portato immediatamente a un aumento del 25% di abbattimenti".

"Il lockdown imposto dal governo anche all'attività di contenimento della fauna selvatica - ha rimarcato Rolfi - può comportare per i prossimi mesi un drastico aumento dei cinghiali e di conseguenza di incidenti stradali, di danni all'agricoltura e di rischi di peste suina. Una scelta del governo di cui il ministro dovrebbe assumersi le responsabilità. Proprio nei giorni scorsi Lombardia e Piemonte hanno chiesto congiuntamente al ministro Bellanova di consentire la caccia anche nelle zone rosse, visto che può essere praticata in totale sicurezza come le altre attività individuali all'aperto. Dal governo è arrivato un no secco, nel silenzio del ministro Bellanova che ha la competenza in materia di caccia oltre che di agricoltura. Atteggiamento da Ponzio Pilato - ha concluso - di cui sarà chiamata a rispondere".

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