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Martedì, 27 Settembre 2022
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Andrea il campione brianzolo che negli Stati Uniti allena i grandi fighter

Importante risultato (nelle vesti di allenatore) per Andrea Galbiati. Il suo atleta campione di boxe a mani nude

Andrea Galbiati adesso vive a New York. Ormai ha smesso i guantoni, ma non la passione per gli sport da combattimento. Tanto che a Brooklyn ha aperto una palestra dove allena e dove stanno nascendo importanti campioni. 

Così che il monzese, già pluricampione mondiale ed europeo di kickboxing, adesso inanella importanti vittorie anche nelle nuove vesti di allenatore. L'ultimo proprio lo scorso 27 agosto quando il suo atleta Toni Loco Soto ha sconfitto l'avversario Joshua Morales ad Albuquerque (New Mexico) dove si sono disputati i Bare Knuckle Fighting Championship (Bkfc) una sorta di Coppa Campioni per i pugili che combattono a mani nude. Una disciplina introdotta da pochi anni e che sta richiamando un grande pubblico, oltre che tantissimi atleti.

Toni Loco Soto in momento del match

Tony Loco Soto-2

"Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto dal mio atleta - spiega Andrea Galbiati a MonzaToday -. Si tratta di un risultato importante. E per me un ulteriore soddisfazione nella mia carriera. Appeso al chiodo i guantoni e l'attività agonistica sono comunque rimasto nel mondo sportivo intraprendendo la carriera di allenatore". Ne è passato di tempo da quando il monzese, 52 anni, si allenava nella sua Brianza. Una passione iniziata quando era un bambino e all'età di 4 anni si è avvicinato per la prima volta al tatami. Poi a 15 anni la vera passione per la kickboxing che ha portato Andrea per più volte sul tetto del mondo. Nel 2007 ha lasciato l'Italia e si è trasferito negli Stati Uniti prima allenando nella palestra che ha sfornato i grandi campioni, poi aprendone una tutta sua dove si rivolgono i maggiori atleti delle discipline sportive da combattimento. Non solo boxe, kickboxing. Adesso Andrea Galbiati è diventato anche allenatore ad altissimi livelli di boxe a mani nude. Oltre ad allenare le nazionali di Micronesia e Antigua. 

“La boxe a mani nude è una disciplina molto impegnativa - prosegue -. Alla quale si stanno avvicinando atleti formati ed allenati. Uno sport molto duro con cinque round da due minuti ciascuno". E in quei due minuti ce la si dà di santa ragione. "Non c'è il guantone a proteggere mani e volto - aggiunge -. Non è importante solo la preparazione fisica, ma anche quella mentale".

E qui il ruolo del coach diventa prezioso. "Capire quando chiedere di interrompere, capire quando il mio atleta non ce la fa più. L'esperienza di atleta aiuta tantissimo. E questa nuova avventura nelle vesti di allenatore mi sta dando tante soddisfazioni", conclude.

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