La polemica

La minoranza accusa l'assessore di essere un "Pinocchio"

Ecco cosa è successo

Aree dismesse: la minoranza accusa l'assessore Marco Lamperti di aver mentito circa la procedura legata all'individuazione degli immobili dismessi cui concedere deroghe urbanistiche e incrementi volumetrici. Ma la giunta Pilotto non ci sta, e ribatte.

Tutto è cominciato lunedì sera, 19 giugno, in consiglio comunale, quando a Marco Lamperti, assessore al Governo del territorio, la minoranza ha chiesto lumi circa la procedura relativa alla delibera sull’applicazione dell’articolo 40 bis della legge 12 Rl. Ovvero quella legge che, così come modificata nell’ultimo biennio, consente al comune di individuare gli immobili dismessi cui concedere deroghe urbanistiche e incrementi volumetrici. "La procedura prevede un obbligo di intervento da parte del proprietario entro due anni, pena la decadenza dei diritti edificatori - hanno spiegato in una nota i consiglieri comunali di Gruppo Misto, Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Noi con Dario Allevi - Se un proprietario non è però interessato può decidere di tirarsi indietro. Per farlo, però, gli deve essere notificata dal comune la decisione di inserire i suoi immobili nelle aree su cui si è deciso di operare". 

Le accuse

Di qui, secondo gli esponenti di minoranza, il presunto passo falso dell'assessore:  "L’assessore Lamperti ha affermato di aver seguito regolarmente la procedura e di aver notificato ai proprietari di aree dismesse l’inclusione delle loro pertinenze in delibera - hanno chiarito ancora - La sua affermazione è stata però smentita dai suoi stessi uffici dopo poche ore, i quali hanno sottolineato come l’unica notifica sia datata 2020 (amministrazione Dario Allevi, ndr)". E ancora: "Non solo ci troviamo di fronte ad un atto illegittimo, non avendo l’amministrazione osservato i termini di legge previsti. Ancora più grave riteniamo sia la menzogna dell’assessore. Dichiarazione falsa che voleva nelle intenzioni coprire un atto illegittimo. Aspettiamo dal sindaco Pilotto una sua decisione drastica, ovvero la sospensione della delibera per poter procedere con la notifica ai sensi di legge e riportarla all’attenzione del consiglio solo una volta espletate le procedure previste dalla normativa e con la rimozione dell’assessore Lamperti dalla giunta. Tutti possono sbagliare certo, ma mentire ai cittadini no. Nemmeno loro possono farlo. Non vorremmo che lo scrittore preferito da questa giunta fosse Collodi, che certo di bugie se ne intendeva".

La replica della giunta 

La giunta però non ci sta. E ha ribattuto chiarendo la liceità del suo operato: "Ogni atto assunto dall’ente è stato reso pubblico nelle modalità previste dalla legge garantendo il diritto all’informazione e alla trasparenza amministrativa. La legge non prevede ulteriori comunicazioni formali agli interessati”. Ribadendo, in aggiunta, la valenza dell'operazione: "Confermiamo la proposta di applicare la quota minima delle premialità previste da Regione Lombardia riferite al recupero del patrimonio edilizio dismesso della città. Il fine della legge è favorire il recupero di tali immobili applicando premialità volumetriche destinate ai proprietari, ma noi intendiamo ridurre al 10% rispetto al 20% applicato finora. Non temiamo che gli operatori possano essere scoraggiati nell’investire su queste aree particolarmente problematiche della nostra città: oltre il 30% dei siti individuati dalla precedente amministrazione per l’applicazione del 40bis sono già in corso di rigenerazione senza avere fruito di alcuna premialità aggiuntiva rispetto a quanto già previsto dal Pgt o da altre norme. L’obiettivo per il recupero delle aree dismesse è l’equilibrio, per non far piombare nuovi volumi inutili sulla città con la motivazione di incentivare la rigenerazione urbana: il valore di questi interventi sarà nella loro qualità pubblica”.

La rigenerazione del centro sociale 

Questione chiusa? Non proprio. A incalzare, fuori dal palazzo, la giunta Pilotto sul tema della rigenerazione delle aree dismesse, ci hanno pensato infatti i militanti del centro sociale Foa Boccaccio, redigendo un documento nel quale si ricorda al primo cittadino e all’amministrazione comunale come a quasi 2 anni dall’occupazione dell’area dismessa di via Timavo siano riusciti a ridare vita allo stabile ormai fatiscente: "Le strutture di via Timavo - si legge nel documento - abbandonate a loro stesse dalla proprietà, hanno necessitato di numerose azioni di ripristino che ne tutelassero l’integrità. Tutti gli interventi si attuano nel rispetto del principio conservativo delle strutture preesistenti, in opposizione alle pratiche distruttive e predatorie tipiche del mercato immobiliare. L’autorecupero, come pratica dal basso, si basa in primo luogo sul principio dell’autofinanziamento. Nel contempo le azioni di restauro si consumano in una dimensione pubblica in cui su base volontaria le persone collaborano fattivamente alla riqualificazione dello stabile. Questi processi generano responsabilizzazione, senso di cura, partecipazione, scambio di competenze, sostituendo il modello della delega con momenti di crescita e socializzazione comunitarie".

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