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Lunedì, 8 Agosto 2022
Il caso

Bevande gassate: cos'è questa storia dell'anidride carbonica che manca

Il prezzo dell'energia mette in crisi il mercato della Co2. "Anche se le aziende vogliono pagare di più hanno difficoltà a rifornirsi" spiega a Today David Dabiankov Lorini, direttore generale di Assobibe. Sui produttori presto si abbatterà anche la mannaia della sugar tax

C'è un nuovo allarme Co2, ma questa volta il cambiamento climatico c'entra poco. L'anidride carbonica per uso alimentare inizia a scarseggiare. Un bel problema per i produttori di acqua minerale e bibite gassate che hanno sempre più difficoltà a rifornirsi di biossido di carbonio. Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant'Anna, gruppo leader in Europa con 1,5 miliardi di bottiglie prodotte ogni anno, ha fatto sapere nei giorni scorsi che le linee di produzione delle acque gassate sono temporaneamente ferme proprio per mancanza di anidride carbonica. "La Co2 è introvabile e anche tutti i nostri competitori sono nella stessa situazione. Siamo disperati, è un altro problema gravissimo che si aggiunge ai rincari record delle materie prime e alla siccità che sta impoverendo le fonti".

Di questi tempi la carenza di Co2 può sembrare un paradosso visto che questo gas è fin troppo presente nell'atmosfera ed è considerato il principale responsabile dell'aumento della temperatura media del pianeta. La Co2 in realtà ha moltissime applicazioni in ambito industriale ed anche alimentare: viene ad esempio usata come fluido refrigerante in alcune tipologie di condizionatori, per la conservazione degli alimenti e anche nel settore sanitario. Perché ora scarseggia? La poca disponibilità di Co2 sembra dovuta principalmente all'aumento dei prezzi dell'energia e alle difficoltà di trasporto. Secondo Bertone inoltre le aziende che la producono "preferiscono destinare la produzione al comparto della sanità".

Cosa dobbiamo aspettarci

Ma davvero le bevande gassate potrebbero iniziare a scarseggiare? Lo scenario non è campato per aria, come ci conferma David Dabiankov Lorini, direttore generale di Assobibe, associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia. "Ci sono situazioni abbastanza variegate da produttore e produttore" dice raggiunto telefonicamente da Today.it. "Dipende dai contratti di approvvigionamento, da quanta disponibilità di prodotto hanno le aziende negli stock, è difficile dire chi sia più in difficoltà e chi meno, ma è evidente che le aziende hanno problemi a rifornirsi".

Da Assobibe fanno presente che la mancanza di anidride carbonica rischia di essere esiziale per i produttori dal momento che l'80% delle bibite analcoliche in commercio in Italia sono gassate (percentuale che scende al 30% nel caso dell'acqua in bottiglia). "Se non si sblocca qualcosa la situazione diventa difficile" argomenta Dabiankov Lorini spiegando che la crisi è arrivata "un periodo di picco stagionale come l'estate" e questo ovviamente mette in allarme i produttori.

Cosa c'è dietro? "A causa del costo dell'energia molti produttori di Co2 hanno ridotto e attività". Il risultato è che il prodotto scarseggia e "anche se le aziende vogliono pagare di più hanno difficoltà a rifornirsi". Nel settore una buona parte dei produttori è solita tenere in magazzino grandi stock di bevande, ma è difficile dire cosa accadrà quando queste scorte finiranno. Dovremo abituarci a vedere gli scaffali dei supermercati sempre meno forniti di acqua frizzante e bibite gassate? Da Assobibe non vogliono sbilanciarsi con previsioni catastrofiste, ma non negano che molte aziende, in particolare le piccole e medie imprese, hanno effettivamente delle difficoltà a reperire Co2 sul mercato. E che dunque in futuro potranno esserci casi analoghi a quello dell'acqua Sant'Anna.

L'aumento dei costi e la sugar tax

Quello dell'anidride carbonica peraltro non è l'unico problema che impensierisce le aziende del settore. L'aumento del costo dell'energia si ripercuote su tutti i costi di produzione: dalle materie prime, agli imballaggi, fino al trasporto. E il 1° gennaio 2023 entrerà in vigore anche la sugar tax, ovvero la tassa da 10 centesimi al litro da applicare alle bevande edulcorate che secondo le stime dovrebbe aumentare del 28% la pressione fiscale per ogni litro di prodotto. 

Con questi chiari di luna, ammette Dabiankov Lorini, "è evidente che prima o poi le aziende incontreranno delle difficoltà e il prezzo delle bevande potrebbe aumentare anche per il consumatore finale". Secondo l'associazione la sugar tax rappresenta un ulteriore limite alla sostenibilità economica delle imprese. "La tassa deve essere eliminata per dare un po' di respiro alle aziende e provare davvero a ripartire" taglia corto il presidente di Assobibe Giangiacomo Pierini che evidenzia come i costi di energia, plastica, alluminio, cartone e vetro siano "da mesi fuori controllo, mettendo a rischio la stagione estiva per molti operatori".

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