Il caso

A Monza case sfitte ai richiedenti asilo, non si placa la polemica

L'assessore lombardo alla casa ha posto il veto sul progetto del prefetto di Monza Patrizia Palmisani

"Nessuna disponibilità, con il prefetto deve esserci stato un fraintendimento".

Non si placa la polemica intorno al "caso" delle case Aler che dovrebbero essere destinate ai profughi di Monza e della Brianza. Tutto era partito con la richiesta (messa per iscritto) a Palazzo Lombardia da parte del prefetto Patrizia Palmisani degli alloggi sfitti, gestiti da Aler, da mettere a disposizione per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Un progetto pilota, che perlomeno inizialmente, sembrava aver dato vita ad un asse concordato tra prefettura e Regione. Con anche il benestare dell'assessore regionale alla Casa Paolo Franco, esponente di Fratelli d'Italia.  

Ma nella mattinata del 6 luglio, l'inaspettato risvolto. L'assessore Franco ha infatti reso noto che non c'è stata alcuna disponibilità da parte sua e che evidentemente con il prefetto deve esserci stato un fraintendimento. Questo, dopo che sempre in mattinata alcuni organi di stampa hanno fatto presente l'esistenza di una lettera in cui il prefetto di Monza informava i sindaci della provincia della disponibilità' della Regione a destinare gli alloggi popolari per i profughi. “La posizione della Regione Lombardia riguardo la possibilità di assegnare, seppur temporaneamente, alloggi e case Aler per l’accoglienza di richiedenti asilo, è stata illustrata con chiarezza dal presidente Attilio Fontana il 12 maggio scorso in prefettura a Milano, nel corso dell’incontro sul tema con il commissario delegato per la gestione dell’accoglienza dei migranti, Valerio Valenti, e i 12 prefetti lombardi” si legge non a caso in una nota della presidenza di Regione Lombardia - Tale posizione, negativa, non offre alcuno spazio di negoziare con singole prefetture la disponibilità di case popolari che devono rapidamente essere messe a disposizione degli aventi diritto nelle graduatorie Aler”.

Nessun progetto pilota

Poi la precisazione dello stesso assessore regionale Franco Franco: "Avevo inviato lettera di spiegazioni - si legge - Con il prefetto di Monza deve esserci stato un fraintendimento, nonostante la lettera di spiegazioni che le avevo inviato proprio sul tema delle case Aler ai migranti. Può capitare, ma ho comunque provveduto a mandare giovedì 6 luglio una nuova comunicazione ai prefetti lombardi sulla chiara posizione di Regione Lombardia in merito a questo tema. Alla dottoressa Palmisani l’assessorato aveva scritto (solo n.d.r) che avrebbe dato la disponibilità a verificare le possibili soluzioni per valutare un ipotetico ampliamento della rete di accoglienza, in coerenza con le finalità della legge regionale n. 16/2016, come da Lei richiesto”. Poi la chiosa: “Questo chiaramente non comporta nessun esperimento pilota, come è stato detto, e nessuna accettazione del progetto. Mi sembra una indicazione molto chiara, in forma di cortesia istituzionale, che non può essere fraintesa. Oltretutto arriva dopo una serie di incontri con i prefetti, durante i quali siamo stati molto decisi” ha aggiunto Franco.

Case sfitte, ma non per i profughi

“Visto però che qualcuno non ha capito il senso di quanto detto - ha continuato l'assessore - Mi sono premurato giovedì 6 luglio di inviare a tutti i prefetti una nota in proposito con la ferma volontà sia di prevenire ogni tipo di fraintendimento sia di evitare qualsiasi possibile strumentalizzazione. Tengo a ribadire - con fermezza - la posizione di Regione Lombardia e dell’assessorato che mi onoro di rappresentare. Occorre sempre tenere conto non solo della sostenibilità economica, ma anche, e soprattutto, della sostenibilità sociale degli interventi, valutato altresì il contesto abitativo spesso problematico in cui si inseriscono. Da ciò, in particolare, derivano le difficoltà manifestate da Regione ad attuare progetti di accoglienza, seppur diffusa. Infatti, nonostante si sia ben consapevoli della straordinarietà della situazione attuale, l’utilizzo di alloggi sfitti per il potenziamento della rete  di prima accoglienza non risulta essere compatibile con i citati processi di valorizzazione previsti dalla normativa regionale vigente e non ne permette la realizzazione".

Priorità alle famiglie lombarde

Un ulteriore chiarimento è arrivato anche dall'assessore alla Sicurezza Romano La Russa: “Non c’è spazio per un’accoglienza emergenziale dei richiedenti asilo nelle case Aler. Come Regione la nostra priorità è dare riscontro alle famiglie lombarde in attesa di un alloggio popolare”. 

L'affondo della Lega

Il chiarimento non è però riuscito a placare la polemica, ormai già scoppiata, tra il Carroccio e l'assessore esponente di Fdi. "Le assegnazioni delle case popolari devono rispettare regole ben precise, e procedere per graduatoria - hanno dichiarato non a caso in un comunicato congiunto i deputati della Lega in commissione Affari Costituzionali Simona Bordonali, Laura Ravetto, Alberto Stefani ed Edoardo Ziello, guidati dal capogruppo Igor Iezzi -.Siamo stupiti dalle posizioni dell’assessore regionale di Fdi Franco, che vorrebbe dare case sfitte a richiedenti asilo appena arrivati nel nostro Paese. Chiediamo al ministro dell’Interno di interessarsi di quanto starebbe avvenendo in Lombardia e di intervenire presso il prefetto di Monza e l’assessore Franco. I cittadini lombardi, che osservano leggi e norme, meritano rispetto”. Parole cui è anche seguito il commento lapidario del vicesegretario della Lega Andrea Crippa: “Desta davvero molte perplessità la posizione dell’assessore di FdI in Regione Lombardia, Paolo Franco, che vorrebbe dare le case sfitte ai richiedenti asilo. Di certo questa non è la posizione della Lega. Esistono graduatorie da anni, con regole precise. Per noi i lombardi e gli italiani hanno e avranno sempre la priorità”. 

Non meno duro è stato l'affondo della sezione provinciale: “Non siamo minimamente d’accordo su questa frettolosa decisione - ha dichiarato Andrea Basilico, coordinatore dei sindaci leghisti - Esistono delle graduatorie, delle regole e un’etica da dover rispettare. Non è accettabile che persone in pacata attesa del loro turno, magari da anni, si vedano scavalcare dall’ennesima emergenza migratoria”. “Non possiamo accettare questa scelta. I nostri sindaci non daranno nessuna spalla a questa stramba idea dell’assessore regionale - ha infine dichiarato Andrea Villa commissario provinciale della Lega - Per noi il motto prima gli Italiani e prima i Lombardi, è un mantra imprescindibile per il quale lavoriamo sodo tutti i giorni, in particolar modo in occasioni come queste".

Sul muro di guerra anche i sindaci

Anche il parere di diversi sindaci riguardo il progetto di assegnazione, non è stato accolto con entusiasmo. "Ho ricevuto, come sindaco, questa richiesta della prefettura di Monza di segnalare a Regione Lombardia la nostra disponibilità a svincolare le case popolari per ospitare cittadini stranieri richiedenti asilo - ha scritto per esempio sulla sua pagina Facebook il sindaco di Lazzate Andrea Monti - La trovo una scelta assolutamente sbagliata, iniqua, ingiusta e socialmente pericolosa. Gli alloggi popolari vanno occupati rispettando le graduatorie e dai cittadini che da anni aspettano una soluzione abitativa. Ci sforziamo da tempo nel convincere tutti che solo il rispetto scrupoloso delle procedure, evitando occupazioni sommarie, sia la strada per avere diritto alla casa. Comprendo le difficoltà della situazione, l'emergenza e la necessità di trovare soluzioni a un problema mal governato da anni, ma questa non è una soluzione. Io non dirò mai a un mio concittadino in graduatoria da anni che il suo alloggio è stato requisito per altri fini, da persone giunte qui ieri con presunti diritti di asilo ancora tutti da dimostrare. Quindi, la mia risposta è no!"

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