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"Non c'è solo Mariano: sono tanti gli accumulatori sommersi che hanno bisogno di aiuto"

L'intervista con Sabrina Crippa, professionista monzese che si mette a disposizione di chi sta vivendo questo dramma

Il cortile della casa di Mariano (Foto Enpa Monza)

“Quando ho visto le immagini di quel terrazzo ridotto a discarica e ho letto la storia di Mariano il primo pensiero è stato: come è possibile che tutto questo possa succedere nella mia città?”.

A parlare è Sabrina Crippa, professional organizer (cioè professionista dell’organizzazione) iscritta ad APOI Associazione professionisti dell’organizzazione italiana. Sabrina Crippa è specializzata in disturbo da accumulo, e ha avuto esperienze cono conoscenti che avevano questo tipo di disturbo. Persone che non riescono a buttare nulla e riempiono la casa di oggetti rendendo impossibile anche l’utilizzo dei locali.

"Siamo di fronte a un disturbo patologico"

“Il disturbo d’accumulo è un disturbo mentale - spiega - Un disturbo che viene diagnosticato da un professionista. È un fenomeno molto sommerso che viene scoperto quando, ormai, la situazione è fuori controllo. Quando crea disturbo agli altri”.

Come nel caso di Mariano. Una vicenda salita alla ribalta delle cronache dopo la segnalazione dell’Enpa di Monza. Mariano aveva accumulato in casa e nel giardino spazzatura, rottami, ma anche oltre una cinquantina di animali da cortile che vivevano tra immondizia e carcasse di animali morti. Mariano era stato constretto ad andare in ospedale e a quel punto aveva chiesto a un conoscente di badare ai suoi animali. Quando l’uomo è entrato nel giardino e ha visto la situazione ha immediatamente contattato l’Enpa. A quel punto i volontari dell’Ente nazionale protezione animali di Monza hanno effettuato il sopralluogo e messo in sicurezza le bestie.

L'identikit dell'accumulatore

"È difficile stilare un identikit dell’accumulatore - continua - Molte volte sono persone che all’apparenza sembrano normali. Sono curate nell’igiene e nell’abbigliamento, hanno un lavoro, amicizie e rete familiare. Ma non permettono agli altri di varcare la porta della loro casa”.

Il problema è il non riuscire a buttare via. “Sono persone che affidano agli oggetti un valore superiore a quello che hanno - precisa - Per loro è importante anche la lattina vuota di una bibita. Molte volte, dietro alla scusa di non voler sprecare nulla portano a casa oggetti che trovano in giro. Sono incapaci di scegliere che cosa eliminare, perché quel gesto provoca loro un profondo dolore”.

"Non riescono a liberarsi neppure dell'immondizia"

Impossibile quindi gettare nell’immondizia anche il bicchiere rotto, o il maglione ormai vecchio. Ogni oggetti per loro è indispensabile. Naturalmente per arrivare ai livelli di accumulo di Mariano passano anni.

"Stare accanto a queste persone è molto difficile - prosegue - Non si rendono conto del loro problema e spesso anche i conviventi e i familiari si allontanano. È fondamentale l’aiuto di uno specialista, ma queste persone non riconoscendo la loro patologia, non chiedono e spesso non vogliono aiuti. Negli Stati Uniti questo disturbo colpisce tra il 3% e il 6% della popolazione. Una percentuale che viene confermata anche per l'Italia”.

In Italia è una situazione sommersa

In Italia la situazione è ancora molto sommersa. "È difficile aiutarli - conclude - L’unico modo è segnalare la situazione alla Polizia locale o, come nel caso di accumulo di animali, all’Enpa. A quel punto è necessario intraprendere un percorso con i Servizi sociali, un aiuto psicologico. Non basta infatti svuotare e pulire l’appartamento: senza un sostegno adeguato la persona riprenderà ad accumulare”.

Sabrina Crippa si mette a disposizione di associazioni ed enti. “Con APOI abbiamo siglato un protocollo con il Comune di Bologna che ci contatta quando gli vengono segnalati episodi di accumulatori”, conclude.   

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