Corsa contro il virus in autodromo, ambulanze e silenzio in pista: ecco il check point covid

L'area è stata allestita da Areu per l'accoglienza e lo smistamento dei pazienti assistiti dal 118 in codice verde con sospetta infezione respiratoria da coronavirus. Una cinquantina le ambulanze arrivate in autodromo martedì

Le tribune vuote avvolte dalla sottile nebbia di novembre, sullo sfondo la pista deserta, senza nessun rombo di motori. E tutto intorno un silenzio surreale, quasi assordante, rotto soltanto dal viavai delle ambulanze che aspettano di partire con gli equipaggi pronti nelle loro tute protettive e quelle che invece arrivano con a bordo i pazienti.

VIDEO | Check point covid in Autodromo

In Autodromo, il tempo della Velocità di Monza, ora l'unica corsa da vincere è quella contro il virus. E proprio qui da lunedì l'Azienda Regionale Emergenza e Urgenza, con la collaborazione dell'autodromo che ha messo a disposizione il proprio centro medico, ha allestito un Check Point clinico avanzato sul modello dell'hangar di via Novara, a Milano, dove accogliere i pazienti assistiti dal 118 e classificati come codici verdi. Il secondo in Lombardia ma non l'ultimo: da mercoledì infatti un terzo centro di smistamento dei codici verdi è attivo anche a Sulbiate Olona, in provincia di Varese.

Una modalità organizzativa nuova che tocca per la prima volta anche la città di Monza dove la pandemia ormai ha raggiunto numeri che allarmano. "E' una soluzione per alleggerire i pronto soccorsi degli ospedali" specifica il dottor Claudio Mare, capo comunicazione di Areu. Nel weekend proprio a Monza, all'ospedale San Gerardo si era optato per "chiudere" l'accesso al Pronto Soccorso ai codici verdi proprio per non gravare oltre su una struttura già vicina al collasso.

"L'autodromo di Monza è parte della storia di questa città e la rappresenta nel mondo: l'ha accompagnata nella storia nei momenti belli e meno belli, nelle grandi vittorie, e anche adessoin questa occasione è protagonista nella nostra città" ha spiegato l'assessore alla Sicurezza Federico Arena che mercoledì mattina ha effettuato una visita al check point. 

Ambulanze in autodromo, come funziona il triage

"Qui arrivano pazienti molto selezionati che chiamano la centrale operativa del 118 e lamentano sintomi inquadrati tra problematiche respiratorie e infettive senza necessità di cure particolari. Vengono soccorsi a casa e inviati presso i nostri check point attivi: fanno un percorso di entrata, vengono registrati e accolti dal nostro personale sanitario con una èquipe composta da un medico rianimatore e due infermieri professionali che eseguono un tampone antigenico con un tempo di latenza per il responso di circa mezz'ora" spiega Mare. Una volta confermato l'esito positivo del tampone poi il paizente o rientra al domicilio o viene trasferito in un ospedale in una delle strutture sanitarie con posti letti disponibili.

Sono state cinquantasei le ambulanze che solo nella giornata di martedì hanno varcato i cancelli dell'Autodromo: a bordo 54 pazienti positivi come emerso dagli esiti dei tamponi effettuati presso il centro medico. Alcuni sono stati visitati e riaccompagnati a casa, altri invece a bordo dell'ambulanza hanno preso la strada verso Cremona, Mantova o Bergamo. 

Il centro è operativo dalle 8 alle 20, tutti i giorni. "Come Areu avevamo bisogno di una struttura che potesse disporre di una parte logistica di collegamenti con la nostra unità di crisi e di una struttura coperta per un minimo di confort per le visite e l'autodromo ci ha messo a disposizione tutto questo" ha specificato Mare. Insieme a una tensostruttura e alla "sala visite" del centro medico, il check point dispone anche di una piccola sala operativa per le telecomunicazioni e il coordinamento dell'attività.

"C'è una sala operativa locale che gestisce informaticamente e clinicamente i pazienti che arrivano qui. Una volta che il paziente giunge in questo check point i passaggi necessari al trasferimento in ospedale vengono gestiti da qui" spiega Diego Saggiante, coordinatore infermieristico AT Monza. "Attualmente stiamo trasferendo verso la provincia di Bergamo, Brescia, Cremona e verso il Mantovano ma dipende molto dalle condizioni del paziente".

Pazienti sempre più giovani: "Ho assistito un ragazzo di 17 anni"

I nastri isolanti e i cartelli a delimitare la zona "vietata", quella oltre cui non è possibile andare. E tutte in fila le ambulanze con le squadre in attesa. A bordo ci sono donne e uomini, madri, padri e figli. Volti e storie che ogni giorno si incrociano con quelle di chi assistono e che a volte restano impresse. "Rispetto alla prima ondata oggi la gravità dei casi che ci troviamo a gestire è minore ma il numero degli interventi è aumentato" spiega Alessandro Borsari, 23 anni, autista soccorritore della Croce Verde di Mantova che in questi giorni è in servizio a Monza, presso l'autodromo. Due settimane fa si è trovato di fronte un ragazzo di 17 anni. "Aveva paura e si sentiva in colpa perchè in seguito alla sua positività l'intera classe è stata messa in quarantena. Sentiva il peso della responabilità e mi ha spiegato che molto probabilmente aveva contratto il virus facendo sport". 

Dentro una di quelle divise arancioni c'è anche Giulia, 22 anni, soccorritrice volontaria della Croce Bianca di Brugherio. "Faccio la volontaria da quando avevo 17 anni" racconta. "C'è tanto bisogno di assistenza e adesso quasi tutte le chiamate sono per interventi covid" spiega la 22enne. "Non mi è capitato nessun paziente giovane fino ad ora. Sono tutti spaventati però: c'è chi si rende conto, chi invece è più positivo e altri che hanno paura come è giusto che sia perchè alla fine non si sa a cosa si va incontro". 

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