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Ristoranti e bar anche di sera, cinema, teatri: ora la Lombardia vuole riaprire (quasi) tutto

Nelle ultime ore la regione ha chiesto ufficialmente al governo una serie di riaperture

Parola d'ordine: riaprire. Per rimettere in moto l'economica, per scongiurare una crisi senza via d'uscita. E forse, perché no, per provare a tornare a una vecchia normalità quasi dimenticata. Nelle ultime ore regione Lombarda sta alzando prepotentemente il pressing sul governo chiedendo una serie di riaperture delle attività economiche, ferme a singhiozzo da ormai quasi un anno. 

Il primo affondo è arrivato con la firma del presidente del Pirellone, Attilio Fontana, e dell'assessore allo sviluppo economico, Guido Guidesi. Dopo i primi mormorii informarli, venerdì i due hanno scritto una lettera ufficiale al governo - qualunque esso sia - per chiedere l'apertura di bar e ristoranti con servizio al tavolo fino alle 22, orario del coprifuoco, in zona gialla

In Lombardia ristoranti e bar aperti di sera? 

Per i vertici della Regione - così si legge nel documento spedito a Roma - è "importante che tale decisione venga presa al di là della crisi politica in atto" e ciò in relazione "alla situazione di estrema emergenza in cui versa un'intera categoria". 

Nello specifico, "alla luce dei dati dell'andamento epidemiologico, della campagna vaccinale ormai entrata nel vivo, nonché della necessità di scongiurare la crisi del settore dei pubblici esercizi, il presidente e l'assessore chiedono formalmente di estendere il periodo di attività fino alle ore 22". Infine, Fontana e Guidesi hanno invitato il governo a "intraprendere ogni utile azione affinché sia concesso al mondo della ristorazione questa ulteriore facoltà, nel rispetto, ovviamente, delle misure di contrasto e contenimento dell'epidemia". 

Dal comitato tecnico scientifico, dopo una prima confusionaria fuga di notizie, è arrivato parere negativo, anche se la scelta - come è ovvio - è stata lasciata proprio al governo. L'ultimo esponente dell'esecutivo a esprimersi sul tema era stato il viceministro alla salute, Pierpaolo Silieri, che aveva aperto a una possibilità del genere, a patto però di attendere che la campagna di vaccinazioni entrasse nel vivo. 

In Lombardia riaprono teatri e cinema? 

Non solo i locali, però. Perché a poche ore dalla prima lettera, ne è arrivata un'altra. A firmarla questa volta sono stati la vicepresidente e assessore al welfare, Letizia Moratti, e l'assessore alla cultura, Stefano Bruno Galli. 

Facile da intuire il contenuto: la richiesta al governo di riaprire i teatri e le sale cinematografiche "alla luce dei dati dell'andamento epidemiologico e della necessità di scongiurare la crisi del settore dello spettacolo e dell'intrattenimento, ma anche soprattutto a tutela del valore della cultura".

"Teatri e cinema, insieme con i musei il sabato e la domenica - hanno messo nero su bianco Moratti e Galli - possono e anzi devono essere riaperti, pur con tutte le misure di prevenzione che garantiscano un distanziamento in totale sicurezza, e nel rispetto del coprifuoco fissato per le ore 22".

"Ridiamo vitalità alla cultura nelle nostre città - l'auspicio dei due assessori lombardi -, consentendo ai giovani, alle famiglie e a tutti i cittadini nel complesso di riappropriarsi di momenti di arricchimento culturale e di socialità. Solo facendo leva sui luoghi della cultura, che costituiscono un presidio territoriale fondamentale - hanno concluso -, è possibile ricostruire le nostre comunità". 

A quel punto gli unici esclusi dalle riaperture - almeno per ora - sarebbero sostanzialmente palestre e centri sportivi, costretti da quasi un anno a tenere le porte chiuse. Ma non è escluso che nelle prossime ore dal Pirellone parta un'altra lettera con direzione Roma. 

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