Berlusconi dimesso dall'ospedale: "E' stata la prova più difficile della mia vita"

Le parole del patron del Monza lunedì mattina fuori dal San Raffaele dopo le dimissioni. L'ex premier ha ringraziato il personale sanitario e invitato tutti a rispettare le norme imposte

Silvio Berlusconi fuori dal San Raffaele (Facebook)

Emozionato, quasi con le lacrime agli occhi. Si è presentato così ai giornalisti Silvio Berlusconi, dimesso nella tarda mattinata di lunedì dal San Raffaele, struttura sanitaria dove era ricoverato da giovedì 3 settembre a causa di una polmonite bilaterale causata dal coronavirus.

"Ho superato quella che considero forse la prova più pericolosa della mia vita", ha detto l'ex premier ai microfoni dopo aver ringraziato i medici e il personale sanitario dell'ospedale. Berlusconi ha poi sottolineato quanto fosse grave la sua situazione: "Il professor Clementi del San Raffaele ha studiato il mio tampone ed è rimasto sorpreso dall'entità della carica virale. Pensate, la più alta tra le decine di migliaia osservate. Fortunatamente quando me lo hanno comunicato ero già nella fase di recupero".

Il presidente del Monza Calcio ha poi fatto sapere che i primi giorni di ricovero sono stati difficili: "Posso dirlo con soddisfazione: anche stavolta l'ho scampata bella. Rivolgo un grazie dal profondo del cuore a tutti coloro che mi hanno manifestato in questi giorni la loro vicinanza, il loro affetto e loro preoccupazione: la mia famiglia ma anche moltissime persone che non conosco, tanti sostenitori ma anche tanti avversari politici, tanti rappresentati delle Istituzioni a cominciare dal presidente Mattarella, moltissimi cittadini e anche cittadini estranei dalla politica".

Berlusconi: "Mantenere alta la soglia di attenzione"

Il leader di Forza Italia, senza mascherina davanti alle telecamere, ha detto che bisogna restare in guardia: "Nelle scorse settimane, prima di ammalarmi, avevo lanciato numerosi appelli a non sottovalutare il pericolo; a mantenere alta la soglia di attenzione. A riprendere, dopo le vacanze, la vita quotidiana rispettando rigorosamente le regole e le prescrizioni sanitarie — ha dichiarato —. È un dovere verso noi stessi e verso la collettività. Ho provato in prima persona che fino a quando la circolazione di questo virus non sarà debellata ognuno di noi, pur agendo con la più grande prudenza, è esposto al rischio di essere contagiato e di contagiare gli altri. È questo è tanto più grave per le persone più fragili per età o condizioni di salute. Per questo rinnovo a tutti l'appello alla massima responsabilità personale e sociale".

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