Continua l'avanzata del Coronavirus a Monza e in Brianza: i contagi sono 1.108. Il bollettino

In un giorno si sono registrati 24 nuovi casi, nella giornata di sabato erano stati 268

Sembra essersi stabilizzata (almeno per il momento) l'avanzata del coronavirus a Monza e in Brianza. Nella giornata di domenica 22 marzo i casi accertati tra città e Provincia sono saliti a 1.108 e sono aumentati di 24 unità in 24 ore, nulla a che vedere con il vertiginoso aumento di sabato quando i casi erano schizzati da 816 a 1.084 (+268 unità).

In tutta la Lombardia l'agente patogeno arrivato da Oriente, comunque, ha contagiato 27mila e 206 persone (+1.691 casi in un giorno). Le persone ricoverate sono 9.439 e 1.142 di questi si trova in terapia intensiva. Le persone guarite sono arrivate a quota 5.865 mentre si sono registrati 361 decessi in un giorno. La cifra complessiva dei morti è 3.456.

I casi provincia per provincia

Nella giornata di sabato 21 marzo la provincia più colpita dal Coronavirus resta quella di Bergamo con 6216 casi, seguono Brescia con 5.317 casi e Milano con 5.096. Successivamente ci sono Cremona (2.895), Lodi (1.772), Pavia (1.306), Monza (1,108), Mantova (905), Lecco (872), Como (512), Varese (386) e Sondrio (2053).

Medici da Cuba e Russia

Sono atterrati nel tardo pomeriggio di domenica 22 marzo a Malpensa i medici e gli infermieri cubani che daranno man forte al personale sanitario lombardo per combattere l'emergenza Coronavirus. Ma non saranno soli. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare nella Regione anche medici dalle altre Regioni, oltre a personale sanitario russo.

Avigan, ecco cosa dice l'Aifa

Agenzia italiana del farmaco Aifa ribadisce di essere "costantemente impegnata a tutelare la salute pubblica, a maggior ragione in un momento di emergenza come quello attuale" di allarme coronavirus, "dando informazioni puntuali e aggiornate sulle evidenze scientifiche. E nell'esortare a non dare credito a notizie false e a pericolose illazioni, si riserva il diritto di adire a vie legali ove opportuno". È il monito dell'ente regolatorio nazionale, che fa chiarezza sulle informazioni circolate in merito alla presunta efficacia anti-Covid dell'antivirale giapponese favipiravir (nome commerciale Avigan). Le evidenza scientifiche sono al momento "scarse".

Lavori all'ospedale in Fiera

Operai al lavoro. Travi, bulloni e rumore di trapani. Un solo obiettivo: terminare il più in fretta possibile. Succede all'interno della Fiera di Milano dove si sta allestendo un mega ospedale per combattere l'emergenza Coronavirus. "C'è un grande gioco di squadra che sta funzionando e che ci fa dire che entro la fine della prossima settimana siamo ottimisti nell'immaginare l'apertura dei primi quattro moduli di questo grande centro di rianimazione che poi andrà avanti fino ad arrivare ad oltre 250 letti", ha spiegato in un video pubblicato su facebbok Guido Bertolaso, consulente del governatore lombardo Attilio Fontana.

Le nuove misure del governo

Dopo il pressing arrivato dalle regioni, dai sindacati e dall'opposizione per un'ulteriore stretta da parte del governo, nella tarda serata di sabato 21 marzo il premier Giuseppe Conte ha annunciato nuove misure per far fronte all'emergenza coronavirus, parlando al termine di una giornata drammatica con nuovi dati negativi su contagi e decessi. L'annuncio è arrivato in diretta sulla sua pagina Facebook e in tv sabato sera, dopo che già alcune regioni (tra cui la Lombardia) avevano deciso di inasprire maggiormente i provvedimenti nei propri territori di competenza.

Coronavirus, nuova stretta di Conte: chiuse attività produttive non necessarie in tutta Italia

Chiusa ogni attività produttiva non "necessaria, cruciale, indispensabile a garantirci beni e servizi essenziali", ha annunciato Conte, specificando che resteranno aperti supermercati, negozi di generi alimentari e di prima necessità: "Non abbiamo previsto nessuna restrizione sui giorni di apertura dei supermercati: invito tutti a mantenere la massima calma, non c'è ragione di fare una corsa agli acquisti, non c'è ragione di creare code". Aperte anche farmacie, parafarmacie, "continueremo a garantire i servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari, assicureremo tutti i servizi pubblici essenziali, ad esempio i trasporti, e le attività connesse a quelle essenziali. Al di fuori delle attività essenziali, consentiremo solo il lavoro in smart working e consentiremo solo le attività produttive ritenute comunque rilevanti per la produzione nazionale. Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo. E' una decisione che si rende necessaria oggi per cercare di contenere l'emergenza", ha detto il premier.

"È la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal dopoguerra. La morte di tanti concittadini - ha affermato il premier - è un dolore che ogni giorno si rinnova. Questi decessi per noi, per i valori con cui siamo cresciuti, non sono semplici numeri, sono persone, sono famiglie che perdono gli affetti più cari".

Farmacie, tabacchi e supermercati resteranno aperti

"Sono misure severe, che richiedono tempo ma non abbiamo alternative - ha aggiunto il premier -. In questo momento dobbiamo resistere per tutelare le persone che amiamo. Il nostro sacrificio di rimanere a casa è minimo se paragonato a quello dei cittadini che rischiano molto di più. Penso ai medici, agli infermieri, alle forze armate e dell'ordine, ai farmacisti, agli autotrasportatori, ai cassieri dei supermercati e agli operatori dell'informazione. Donne e uomini che compiono ogni giorno un atto di grande responsabilità e amore nei confronti dell'Italia intera. Abbiamo deciso di chiudere nell'intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia strettamente essenziale".

La nuova stretta annunciata dal premier Giuseppe Conte, con la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali, per il momento è valida fino al 3 aprile. Il provvedimento ufficiale vedrà la luce a breve. Resteranno aperte tutte le filiere ritenute essenziali, e quindi legate al settore alimentare, a quello farmaceutico e biomedicale e a quello dei trasporti, con alcune inevitabili limitazioni. Chiudono quasi tutte le attività legate alla Pubblica Amministrazione: restano di fatto aperti gli esercizi legati a sanità, difesa e istruzione.

Aperte edicole e tabaccai, oltre ai servizi d'informazione. Resterebbero attive l'industria delle bevande, le industrie alimentari, la filiera agro-alimentare e zootecnica, l'industria tessile solo legata strettamente agli indumenti di lavoro (escluso, quindi l'abbigliamento), e anche determinate attività legate all'idraulica, all'installazione di impianti elettrici, di riscaldamento o di condizionatori e la fabbricazione di forniture mediche. Per i dettagli bisogna in ogni caso attendere il decreto del governo.

Fontana: "Misure necessarie, finalmente"

"Misure necessarie e inevitabili. Finalmente!" Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato così i nuovi provvedimenti adottati dal Governo.

"Fabbriche riconvertite per produrre mascherine"

"Fabbriche riconvertite per produrre mascherine" Fabbriche riconvertite, come in un paese in guerra. Ma in Lombardia non si producono munizioni ma mascherine. Dispositivi di protezione che finiranno a medici e infermieri, ma anche ai cittadini. E già da lunedì 23 marzo una fabbrica lombarda sarà in grado di produrre 250mila mascherine al giorno. Il fatto è stato annunciato dall'assessore regionale all'ambiente, Raffaele Cattaneo, durante una conferenza stampa nel pomeriggio di sabato 21 marzo.

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"Le imprese che già facevano questo non erano sufficienti - ha sottolineato l'assessore - e allora abbiamo chiesto a molti se fossero disponibili a dare una mano, riconvertendo parte dei propri impianti, parte della propria attività, per dare un aiuto nell'emergenza producendo mascherine e dispositivi. A questa chiamata hanno risposto tantissime imprese. Noi abbiamo avuto, in una settimana, segnalazioni da almeno 300 imprese sulle varie email di Regione Lombardia".

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