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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Coronavirus

Max e Berla, i cani dei carabinieri capaci di fiutare i positivi al covid

La sperimentazione al Sacco in collaborazione tra carabinieri e Statale

Nomi: Max e Berla. Età: due anni e mezzo e tre anni e mezzo. Lavoro: carabinieri. Segni particolari: un olfatto "speciale". Max e Berla sono i due pastore tedesco dell'Arma in grado di riconoscere i pazienti affetti dal covid con percentuali altissime. Tutto merito del lavoro svolto da aprile scorso all'ospedale Luigi Sacco, dove - sotto la direzione della professoressa Maria Rita Gismondo - sono stati portati avanti esperimenti che hanno condotto carabinieri e Statale insieme per cercare di allenare gli amici a quattro zampe e renderli capaci di fiutare i positivi. 

Inizialmente, le unità cinofile hanno operato su campioni di garze impregnate di sudore, prelevato a persone affette da covid 19, e a soggetti già risultati negativi al tampone molecolare, così da saper distinguere tra positivi e negativi. Il tutto, hanno sottolineato carabinieri e Sacco, in massima sicurezza perché "ogni garza è stata posta in un contenitore sterile, sigillato e contenente un codice univoco, in modo da rispettare la privacy del paziente, pur consentendo la completa tracciabilità del campione".

VIDEO. I cani "anti-Covid" in azione

Da aprile 2021 a ottobre 2021, sono stati utilizzati 427 campioni di sudore, appartenenti a 127 pazienti, di età compresa tra i 21 e gli 86 anni, di cui 54% di sesso femminile e 46% di sesso maschile. "La successiva fase addestrativa - hanno spiegato Arma e Statale - ha interessato la discriminazione di altri odori presenti nel campione, escludendoli dalla 'memoria olfattiva' del cane, come, ad esempio, la plastica del contenitore sterile, i dispositivi di protezione individuale del personale sanitario e il materiale di cui era composta la stessa garza". Dopo la "fase dell’imprinting olfattivo dei due cani", si è passati alle prove su individui positivi al covid 19 nell’hub tamponi del Sacco. Prove che hanno dato risultati soddisfacenti, tanto che - ha svelato la stessa Gismondo - in un'occasione il cane ha addirittura anticipato gli esiti dei test diagnostici. 

Durante le prove, Max ha raggiunto una "accuratezza" del 90%, mentre Berla si è fermata poco prima dell'80. I dati adesso saranno analizzati e la sperimentazione andrà avanti. Al momento non è ancora stato deciso come i cani anti covid potranno essere utilizzati, ma è verosimile che potrebbero essere impiegati in tutte le aree in cui ci sono grandi afflussi di persone, come stazioni, aeroporti, grandi eventi. A quel punto potrebbero essere Max, Berla e i loro "colleghi" a effettuare una sorta di primo screening di massa. 

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