Coprifuoco alle 23 e centri commerciali chiusi nel weekend, la proposta della Lombardia

La misura non riguarda i supermercati. Ecco quali negozi potrebbero chiudere

Un centro commerciale brianzolo chiuso durante il lockdown

Centri commerciali chiusi nei weekend (ad eccezione dei supermercati e dei negozi di generi alimentari e di prima necessità). Oltre al coprifuoco dalle 23 alle 5 è questa la richiesta di sindaci e amministratori lombardi al governo come misura 'estrema' per contenere il coronavirus. Tra le ipotesi di nuove restrizioni avanzate dal presidente delle Regione Attilio Fontana, e dai primi cittadini dei comuni capoluogo c'era anche la possibilità di valutare la possibilità di chiudere nei weekend la media e grande distribuzione commerciale, tranne quella degli esercizi di generi alimentari e di prima necessità. E quindi non riguarda i supermercati che anzi al contrario non sono da assalire come durante alcune fasi incerte della prima ondata.

Una richiesta, quella della chiusura dei negozi nelle giornate di sabato e domenica, che così come quella del divieto di uscire la notte, ha trovato il beneplacito del Governo rappresentato dal ministro della Salute Roberto Speranza che si è espresso favorevole alle "ipotesi di misure restrittive in Lombardia".

Quali negozi chiudono?

Ore in attesa dell'ordinanza che dia le regole certe sull'eventuale chiusura, non resta che affidarsi alle normative vigenti per comprendere quali negozi potrebbero essere costretti a chiudere nei fine settimana.

Il Decreto legislativo 114 del 31 marzo 1998 intende come medie strutture di vendita le attività che hanno una superficie tra i 151 e i 1.500 metri quadrati nei comuni con popolazione sotto i 10mila abitanti. Mentre per i  comuni con oltre 10mila abitanti, la grandezza media è quella tra i 251 e i 2.500 metri quadrati. Grandi strutture di vendita sono invece le strutture che superano quelle soglie.

Il coprifuoco dalle 23 e 5 a Monza e in Lombardia

"Sono d'accordo sull'ipotesi di misure più restrittive in Lombardia. Ho sentito il presidente Fontana e il sindaco Sala e lavoreremo assieme in tal senso nelle prossime ore". Roberto Speranza, ministro della Salute, ha risposto così alle richieste di 'coprifuoco' per Monza, Milano e l'intera Lombardia. L'ultimo Dpcm dava questa possibilità, e in Lombardia ne hanno fatto subito ricorso (la misura entrerà in atto a partire da giovedì 22 ottobre). Stop a tutte le attività e a tutti gli spostamenti - salvo quelli motivati da lavoro, salute e comprovata necessità - in tutta la Lombardia dalle 23 alle 5 del mattino. Una decisione sofferta maturata all'unanimità da tutti i sindaci di tutti i Comuni capoluogo della Lombardia, il presidente dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Mauro Guerra, i capigruppo di maggioranza e di opposizione e il governatore Attilio Fontana.

'Coprifuoco' notturno a Monza e in Lombardia

"Una proposta - si legge in una nota del Pirellone - che nasce dalla rapida evoluzione della curva epidemiologica e dalla previsione della 'Commissione indicatori' istituita dalla DG Welfare, secondo cui, al 31 ottobre, potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4mila in terapia non intensiva".

"Inoltre, nella riunione tenutasi oggi - continua la Regione - tutte le parti intervenute hanno condiviso l'opportunità della chiusura, nelle giornate di sabato e domenica, della media e grande distribuzione commerciale, tranne che per gli esercizi di generi alimentari e di prima necessità".

Fontana: "Provvedimento anche simbolico"

"Abbiamo deciso di emanare un provvedimento che sia anche simbolico, che dalle 23 alle 5 di mattina le attività siano chiuse e la gente sia in casa e che, salvo il caso di urgenze, non si possa circolare per le strade in Lombardia. Questo anche per cercare di dare un colpo ad una delle causa del contagio che è ripartito e che sono l'assembramento, la movida, le feste, gli incontri in piazza, tutte cose che non si riescono a controllare perché non riusciamo ad avere un numero sufficiente di polizia e agenti". Fontana ha spiegato così a Quarta Repubblica su Rete 4 la scelta di chiedere il coprifuoco regionale.

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