Coronavirus, presto una "Banca del Plasma": dalla cura con siero dei guariti alle donazioni

Presentati i risultati sullo studio pilota condotto dal San Matteo di Pavia: mortalità ridotta dal 15 al 6%. I primi a essere contattati per le donazioni saranno i guariti

Una speranza per sconfiggere il Covid con il sangue di chi ha vinto la battaglia contro il virus. E una "Banca del Plasma" per raccogliere il siero da utilizzare sulla base di un protocollo condiviso valido in tutta la Lombardia. 

Sono stati presentati lunedì pomeriggio i risultati dello studio pilota sul plasma iperimmune, condotto dal Policlinico San Matteo di Pavia. Alla conferenza, insieme al governatore lombardo Attilio Fontana e all'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, erano presenti il presidente Alessandro Venturi, il direttore generale, Calo Nicora, e i professori Fauso Baldanti, Raffaele Bruno e Cesare Perotti. 

Dallo studio alle donazioni di plasma dei guariti

Mentre la Lombardia combatteva contro il nuovo nemico invisibile che stava uccidendo migliaia di persone, a Pavia, già dai primi giorni di marzo i ricercatori hanno tentato una strada nuova. "La virologia classica insegna che una infezione virale si supera quando organismo è in grado di costruire anticorpi neutralizzanti" ha spiegato il professor Fausto Baldanti, Direttore Unità di Virologia Policlinico San Matteo di Pavia. "Prendendo quel siero e aggiungendolo alle colture cellulari abbiamo visto che le neutralizzava" ha sintetizzato. Lo studio è stato condotto su 46 pazienti rispondendi a criteri di inclusione stabiliti, tutti arruolati tra i primi di marzo e l'8 maggio scorso tra Mantova, Pavia e Novara (un solo paziente). I pazienti dovevano avere più di 18 anni, il tampone positivo, distress respiratorio, cioè difficoltà di respirazione tali da necessitare supporto di ossigeno o necessità di intubazione, una radiografia al torace positiva che mostrasse la polmonite interstiziale bilaterale e caratteristiche respiratorie tali da far preoccupare il clinico sulle loro condizioni.

I risultati della sperimentazione mostrano la presenza di anticorpi di tipo neutralizzante nel siero dei guariti e lo studio si è occupato di caratterizzarli sulla base del potere di neutralizzazione con la "titolazione del siero" (cioè la capacità di azione a fronte di diluizione con un rapporto che in alcuni casi ha raggiunto 1/640).

Sulla base dei risultati dello studio condotto dal San Matteo di Pavia che verrà presentato alla comunità scientifica con una relazione a breve, è stato possibile ridurre il rischio di mortalità in alcune tipologie di pazienti compromessi. Tra i risultati ottenuti anche il miglioramento dei parametri respiratori e dei parametri legati all'infezione. "I dati fissavano la mortalità tra 13% e 20% in pazienti in terapia intensiva con ventilazione assistita (in media mortalità del 15%). Lo studio si è occupato di verificare se la terapia con plasma iperimmune fosse in grado ridurre la perdita di vite umane e la mortalità si è ridotta 6%" ha spiegato il professor Baldanti, virologo a Pavia. "In altre parole - ha detto ancora Baldanti - da un decesso atteso ogni 6 pazienti, si è verificato un decesso ogni 16 pazienti. Contemporaneamente constatavamo - ha aggiunto - che i parametri erano migliorati al termine della prima settimana, così come la polmonite bilaterale, calata in maniera drastica". Il San Matteo ora definirà il Protocollo per la donazione, successivamente inizierà la raccolta del sangue e del plasma.

La "Banca del Plasma"

In Lombardia adesso arriverà una Banca del plasma iperimmune e il siero in grado di tenere accesa la speranza contro il virus potrà arrivare anche dai donatori dopo che sarà stato messo a punto e condiviso un protocollo. I primi a essere contattati dalle Ats saranno i guariti poi Avis iniziera' la raccolta a partire dalle aree piu' colpite della Lombardia. L'idea e' quella di estendere la sperimentazione su numero significativo di malati, in modo da provare il plasma come strumento di cura.

"I risultati dello 'studio pilota' condotto dall'Irccs San Matteo di Pavia, applicato anche dall'ospedale 'Carlo Poma' di Mantova - ha detto il governatore Attilio Fontana - accendono una grande speranza per contrastare il coronavirus". "Oggi - ha continuato - e' un giorno importante per la Lombardia che, prima in Italia, ha completato una sperimentazione sull'utilizzo del plasma iperimmune condivisa con altre regioni italiane e all'estero, con gli Stati Uniti, che lo stanno gia' utilizzando nelle loro strutture sanitarie. Questa mattina ho avuto un colloquio con il ministro Speranza, che ha confermato la grande attenzione del Governo nei confronti dello studio del San Matteo di Pavia che intende estendere su tutto il territorio nazionale".

"Siamo molto orgogliosi - ha sottolineato Gallera - di questo risultato. La Regione Lombardia e' abituata a lavorare seguendo regole e protocolli cosi' da evidenziare poi i risultati ottenuti. Siamo l'unica Regione che ha un protocollo con risultati strutturati, ma cio' che abbiamo fatto lo abbiamo gia' messo a disposizione del Paese, abbiamo dati tracciati su buon numero di pazienti. La strada scelta e' stata dettata dalla scienza e ha l'obiettivo di salvare il maggior numero di vite possibili".

Come si preleva il plasma e come si usa

"Una volta stabilito il plasma da raccogliere, bisogna raccoglierlo bene, in sicurezza e in modo rapido. Possiamo fare tutto questo grazie ai separatori cellulari che sono delle apparecchiature in funzione in almeno 36 centri in Lombardia e quindi è una possibilità di raccolta molto vasta e molto ampia, però c'è un percorso, chi si siede a donare il plasma convalescente, quindi è guarito dalla patologia, deve garantire la sicurezza di avere in circolo questi anticorpi" ha spiegato Cesare Perotti Direttore servizio Immunoematologia Policlinico San Matteo Pavia.

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"Il percorso - ha detto ancora - è un percorso di triage, quindi comporta un lavoro di rintracciamento del soggetto, arruolamento con visita medica accurata - perché non va dimenticata la sicurezza del donatore - e una volta fatto questo percorso, finalmente il paziente convalescente si siede e, in circa 35-40 minuti, si riesce ad ottenere una quantità di plasma standardizzato di circa 600 ml (quantità ottimale da infondere è circa 300 ml, quindi da un solo paziente convalescente si ottengono due dosi di plasma per le cure). E' una 'terapia solidale' e si può fare in tutta sicurezza grazie a queste apparecchiature che sono a disposizione di qualsiasi centro in Lombardia, ma non solo, che è in grado di farle funzionare".

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