menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Repertorio

Repertorio

Il ragazzino che non toccava più nulla (e non solo): quando il covid diventa "paura di vivere"

In tempo di pandemia e lockdown sono aumentate le richieste di supporto arrivate ai centri specializzati per bambini e adolescenti: come intercettare i segnali di disagio nei più piccoli e come intervenire

Ludovico - nome di fantasia - ha tredici anni e da un giorno all'altro ha smesso di toccare qualsiasi cosa. Tutto è iniziato con un meccanismo di allontanamento nei confronti di chiunque, genitori compresi, in piena pandemia. Poi, dopo aver smesso di farsi avvicinare, ha cominciato a rifiutare anche il contatto con gli oggetti, considerando ogni cosa "contaminata". Ed era la mamma che al mattino doveva aprire lo schermo per permettergli di studiare con la didattica a distanza e sempre lei si occupava di prendere appunti. Così anche con i pasti: un genitore si incaricava di imboccarlo per far sì che mangiasse perchè si rifiutava di toccare le posate. Un disagio che il ragazzo alla fine - grazie alla rete di supporto e al percorso di terapia - ha in parte superato dopo mesi. 

A pagare un "prezzo" elevato in termini di rinunce e disagi in tempo di pandemia in Brianza (come in tutto il mondo) sono stati anche gli adolescenti e i più piccoli che si sono visti stravolgere la vita all'improvviso da un nemico invisibile che ha modificato abitudini, ritmi e socialità. E molto spesso per qualcuno l'isolamento prolungato e la paura della malattia si sono trasformati in un "contagio" psicologico, con conseguenze e disturbi che si sono manifestati a più livelli. Chiusi tra le mura della propria casa per quasi un anno, barricati tra divieti e paure, passando ore davanti al computer per studiare a distanza. Un nome su uno schermo, una sagoma come tante altre e un universo fatto di vitalità, relazioni, amicizie, hobby, sport e interessi che piano piano si è sgretolato sotto i loro piedi.

Anche i numeri testimoniano le difficoltà incontrate da adolescenti e bambini in tempi di pandemia e lockdown. Sono aumentate di un quarto infatti le richieste prese in carico dai centri Synesis di Psicologia e Psicoterapia con sede a Carnate, Arcore, Monza e Merate. Le strutture - di cui la dottoressa Falvia Passoni, psicoterapeuta, è fondatrice - si occupano in media 150 bambini e ragazzi all'anno e a partire dal febbraio 2019 il numero di contatti è cresciuto circa del 25%. E di bambini o adolescenti in difficoltà, tra Monza e la Brianza, ne hanno seguiti molti.

Dipendenza da tecnologia, ansia, isolamento e fobie

Ore e ore - anche quattrordici al giorno - passate davanti a uno schermo a studiare, chattare, giocare online sostituendo la vita reale con quella virtuale. E ancora la depressione con la sregolazione dei ritmi sonno-veglia, la perdita di interesse per ogni altra attività e l'aumento dell'ansia e delle fobie. Fino alle crisi di panico davanti a notizie legate al covid o alla vista di un camice bianco o un dottore. Questi alcuni dei disturbi che hanno manifestato alcuni adolescenti a causa del lockdown e dell'isolamento prolungato.

Qualcuno non è uscito dal letto per tre giorni, in una sorta di estrema ribellione proiettata contro la famiglia e poi contro la società. Ad aumentare sono stati anche i tentativi di suicidio o gli atti di autolesionismo tra i più giovani. "Il covid ha richiesto a tutti noi una maggiore soglia di adattamento e di tolleranza ma per chi già manifestava difficoltà di controllo e di impulso la pandemia ha acuito i disagi" spiega la dottoressa Passoni, un master in psicologia giuridica, psicodiagnostica e sessuologia clinica e una dei professionisti del Centro di Neuropsichiatria dell'ospedale di Lecco e Merate dove è presente un Ambulatorio di Psicopatologia dell'Adolescenza oltre che referente di una equipe autorizzata Ats per la diagnosi e prima certificazione Dsa.

Come intercettare il disagio: il supporto di famiglia e scuola

Ma quando ci si deve davvero iniziare a preoccupare? "I primi segnali da monitorare sono variazioni significative rispetto a quanto avveniva in precedenza quindi nel caso di un bambino se il piccolo comincia a fare o a non fare più cose che prima faceva. Se si assiste a una sregolazione dei ritmi sonno-veglia e delle funzioni fisiologiche o se manifesta difficoltà o crisi nel controllare le emozioni con regressioni a fasi precedenti dello sviluppo" spiega la dottoressa Passoni. E qui i risvegli notturni improvvisi, gli incubi, il lancio di oggetti o la volontà di tornare a farsi imboccare anche per bambini che hanno sette o otto anni. Per gli adolescenti invece l'attenzione deve restare alta nel momento in cui si "assiste a un ritiro relazionale, quando il ragazzo magari non mangia più, non racconta più di sé e non condivide più nemmeno in famiglia un mondo emotivo". 

"Il dialogo è la prima cosa e laddove questo risulti impossibile o difficile da instaurare o mantenere è possibile chiedere supporto a professionisti del settore, anche tramite la scuola" spiega la psicoterapeuta. E proprio a scuola i centri Synesis con le equipe specializzate hanno attivato diversi progetti tra cui un'iniziativa legata proprio al tema della pandemia e alla capacità di reazione dei più piccoli denominata "Metis". Durante gli incontri inoltre viene proposto anche un questionario - rimodulato sul materiale fornito dall'Emdr Italia - per una lettura qualitativa delle reazioni rispetto ai comportamenti standard. Per i ragazzi seguiti nei centri da equipe di psicologi dell'infanzia e dell'adolescenza, psicoterapeuti e professionisti si segue un iter di supporto e un piano di intervento che prevede colloqui con i genitori e con il minore, inquadramenti psicodiagnostici e test e sedute di psicoterapia spesso mediate da parent training. 

Bambini e adolescenti: quali sono i rischi della Dad?

In generale la didattica online ha "disabituato alle relazioni umane" spiega la dottoressa Passoni. "I ragazzi non sono più abituati a gestire le relazioni nel qui e ora del momento presente ma vengono filtrate attraverso la virtualità. E' il rischio è che a lungo termine si percepisca la forma virtuale come l'unica forma possibile di relazione fino ad arrivare a forme di isolamento totale". Tra gli aspetti più cognitivi anche le difficoltà a regolare l'attenzione e la concentrazione e la perdita del rapporto umano con il docente che in età scolare e adolescenziale rappresenta anche una figura importante di riferimento. "La Dad porta anche alla percezione di una perdita di individualità: i ragazzi sono nomi su uno schermo spesso identificati solo dalle iniziali e il mancato confronto con i coetanei amplifica i problemi psicologici" conclude la dottoressa. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Coronavirus

Nuovo Dpcm Draghi fino a Pasqua: cosa cambia a Monza e in Lombardia

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
  • social

    Nel parco di Monza fiorisce l'aglio orsino: tutte le curiosità

  • Cronaca

    "Tesoro ritorna!" Una dichiarazione d'amore appesa sul palo della luce

  • Scuola

    Come sarà la maturità 2021? Tutte le risposte

Torna su

Canali

MonzaToday è in caricamento