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Coronavirus

Emiliano, il fotografo lombardo che amava i viaggi ucciso a 36 anni dal Coronavirus

Emiliano Perani è morto mercoledì all'ospedale San Gerardo di Monza. La storia

I nomi dietro i freddi numeri. Le cifre dietro i dati. Le storie di vite interrotte troppo presto dietro i calcoli e le previsioni sulle curve dei contagi e dei decessi. 

E la vita di Emiliano Perani, 36enne bergamasco di Casnigo, si è interrotta davvero troppo presto. Anche lui ha pagato a caro prezzo la guerra che la Lombardia sta combattendo contro quel nemico invisibile chiamato Coronavirus. 

Diplomato nel 2003 come perito tecnico professionale della grafica pubblicitaria, aveva iniziato la sua carriera nel 2004 come apprendista. Da oltre dieci anni - raccontava lui stesso sul proprio sito internet - lavorava "come professionista nel settore della comunicazione visiva come grafico progettista, illustratore, fotografo e videomaker". Due anni - "per prendersi una pausa", diceva - era partito per il Sudamerica, dove era rimasto per sette mesi curando un meraviglioso progetto fotografico che raccontava il suo sconfinato amore per i viaggi. 

L'ultimo post su Facebook risale invece al 7 marzo scorso, quando si era sfogato dopo aver visto in montagna rifugi aperti e tanta gente in giro. I primi sintomi per lui - che è la più giovane vittima bergamasca - erano apparsi il 13 marzo. Era risultato positivo al coronavirus, poi il ricovero in ospedale, fino al tragico epilogo arrivato mercoledì all'ospedale San Gerardo di Monza. 

Adesso sui social lo ricordano in tanti, e l'intera comunità di Casnigo, in Val Gandino, è distrutta.  Emiliano lascia la mamma, il papà e la sorella.
 

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