Strade deserte e sirene nel silenzio: le foto che raccontano la città ai tempi del Covid

Il reportage realizzato a Brugherio dal fotografo 22enne Pietro Dipace: "Quando tutto sarà finito e saremo liberi di tornare alle nostre abitudini, prestiamo più attenzione e riflettiamo sul valore delle piccole cose che oggi ci siamo accorti che ci mancano"

Uno degli scatti dal reportage di Pietro Dipace

Le strade deserte, la città avvolta dal silenzio rotto soltanto dal suono delle ambulanze. Il viavai continuo di mezzi di emergenza che nessuno poteva ignorare e cadenzava le giornate. I parchi transennati, nessun bambino più sugli scivoli o a correre nell'erba. Le panchine vuote, le porte delle chiese chiuse. Questa la "fotografia" di Brugherio ai tempi del coronavirus tratteggiata nel reportage realizzato da Pietro Dipace

Ventidue anni, studente di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche dell'Università del Piemonte Orientale a Novara, brugherese e fotografo amatoriale, Pietro ha deciso di immortalare la città che cambia volto a causa dell'epidemia con un reportage fotografico, reso possibile grazie alla collaborazione dell'amministrazione comunale. Il progetto vuole diventare una testimonianza di un momento cruciale del nostro tempo, dell'incontro con il virus silenzioso e invisibile che ha stravolto la vita di tutti e seminato morte e paura. 

L'idea del reportage è arrivata intorno a metà marzo. "Erano mesi che seguivo la vicenda in Cina tramite le notizie sui quotidiani e le fotografie dei più famosi fotoreporter del mondo. Da subito mi hanno colpito la potenza di quelle immagini e le emozioni che mi suscitavano. Tensione, paura, impotenza. Quando l' epidemia ha raggiunto la Lombardia e poi l'Italia intera, le nostre abitudini sono state stravolte nel giro di poche ore. Nei primi giorni la paura era molta, il terrore di aver contratto il virus quando ancora eravamo liberi di camminare per le nostre strade era alto" spiega Dipace. E in quesi momenti, pensando alla trasformazione vissuta dalla città e al silenzio surreale delle vie di Brugherio, è arrivata l'idea di fissare nella memoria storica questo momento attraverso gli scatti.

Le strade vuote e il rumore del respiro che riecheggiava dentro la mascherina e si sintonizzava con i suoi passi. "Questo periodo fa e farà parte della nostra vita, è storia e penso sia giusto che la storia venga documentata. Probabilmente conosceremmo e crederemmo a metà delle testimonianze che ci sono scritte sui libri di storia se fossero prive di documenti e immagini. Non mi sento di insegnare qualcosa, ma posso dare un consiglio. Quando tutto sarà finito e saremo liberi di tornare alle nostre abitudini, prestiamo più attenzione e riflettiamo sul valore delle piccole cose che oggi ci siamo accorti che ci mancano".

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