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Dalla Brianza: "Stop agli aiuti a pioggia che non accontentano nessuno"

Il ristoratore monzese Vincenzo Butticè: "Gli aiuti vanno calcolati non in base al calo di fatturato, ma alle perdite determinate dalle restrizioni e dalle chiusure"

"Caro Draghi e cari ministri per andare incontro ai ristoratori rivedete le modalità di valutazione e di calcolo degli aiuti. Una delle specificità del nostro settore è la lavorazione delle materie prime, altamente deperibili, e in questo anno di pandemia ogni volta che ci avete fatto abbassare la saracinesca abbiamo buttato via il 15 per cento di queste materie prime". Questo l’appello che lancia al Governo e ai ministri di competenza Vincenzo Butticè, noto ristoratore brianzolo, oltre che delegato provinciale Federazione italiana esercenti pubblici e turistici.

Con una lettera  Butticè analizza la peculiarità del settore della ristorazione, che rispetto agli altri settori messi ugualmente in ginocchio dalla pandemia ha bisogno di precisi aiuti. Sbagliato, per il ristoratore monzese, soffermarsi esclusivamente sul fattore della perdita di fatturato. “Tutti i settori o quasi tutti hanno subito perdite e contrazioni a causa della pandemia – scrive - ma ad alcuni settori produttivi è stato impedito di poter fare impresa e quindi fatturato. Il metodo adottato dall’attuale Consiglio dei Ministri è oltremodo sbagliato: tecnicamente quasi tutte le aziende il piano organizzativo, delle attività, lo impostano su 11 mesi e non su 12, anche qui una falla per le aziende che fa imbarcare altra acqua, altri debiti. La ratio deve coerentemente seguire le restrizioni indotte e non il mero calo di fatturato. Alla ristorazione in questi 375 giorni è stato impedito di aprire totalmente 150 giorni in un anno e per circa 140 giorni è stata costretta ad aprire dimezzando la propria capacità produttiva".

Stop quindi al comune denominatore dei calcoli degli aiuti a pioggia basandosi esclusivamente sul calo del fatturato. “Risponde solo all’esigenza italiana di accontentiamo tutti per scontentare tutti, ma essere dalla parte di tutti comporta di essere dalla parte di nessuno – precisa -. Qualsiasi altro settore commerciale o produttivo ha avuto la possibilità di non buttare i beni in magazzino, li ha o potrà vendere a prezzi di costo, sottocosto, ma avrà una contribuzione anche se minima o in negativo, pensare di farlo fare alla ristorazione significa vivere su Marte. La coerenza dovrebbe risiedere nelle cause che hanno indotto le chiusure  delle aziende ristorative e sulla stessa ratio incardinare le policy di sostegno".

Butticè chiede al Governo di assumere o affiancare al parametro mancato fatturato anche i giorni di chiusura, tenendo conto delle impostazioni date sulla capacità produttiva e sulla diminuzione dei coperti.

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