Coronavirus, lockdown per Milano e la Lombardia? Cosa succede il 2 novembre?

Il lockdown potrebbe durare un mese, lasciando tuttavia aperte alcune attività fondamentali

Controlli a Monza durante lockdown a marzo

Un nuovo Dpcm da parte del presidente del consiglio Giuseppe Conte - già lunedì 2 novembre  - sembra inevitabile. La strada intrapresa, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni membri del Governo, porta verso un lockdown mirato delle grande città e tra queste le due più a rischio stretta sono Milano e Napoli.

L'ultima decisione, per il momento, sembra appannaggio delle Regioni e non dell'esecutivo ma il nuovo provvedimento porterà con sé criteri più stringenti per decidere le chiusure locali.

Verso il lockdown di Milano 

Il bollettino della Protezione Civile di sabato 31 ottobre ha dato ancora pessime notizie con 31.758 nuovi casi e 297 morti mentre il rapporto fra casi positivi e test, calcolato sulla base dei dati epidemiologici diffusi dal ministero della Salute, si attesta al 14,7%, il più alto mai registrato nella seconda ondata, mentre alcune regioni si trovano già nello scenario 4, quello più grave dell'epidemia. Alcune grandi città si trovano con l'indice Rt sopra 2: Milano e Napoli, Caserta, Varese e Genova, Como, Torino e alcune realtà del Veneto del Centro e del Sud. 

In Lombardia i dati - di sabato 31 - sono stati come di consuetudine, purtroppo, i peggiori d'Italia: 8.919 casi in tutta la regione (a fronte di 46.781 tamponi). Tra Milano e hinterland sono state trovate altre 3.730 persone positive al virus. Di questi 1.553 a Milano città. Male anche Monza con 1.207 nuovi positivi registrati in tutta la provincia nelle ultime ventiquattro ore. I reparti di terapia intensiva dedicati ai pazienti covid in Lombardia hanno già 392 pazienti. I posti letto occupati dai pazienti meno gravi sono aumentati di 335 unità per un totale di 4.033. Negli ospedali della regione ci sono in tutto 4.425 persone affette da SarsCov2. Le vittime di sabato, in Lombardia, sono state 73. Cifre pesanti, che ricordano la fase più terribile della prima ondata.

Per questo Milano è tra le prime candidate al lockdown territoriale. E alla scelta delle eventuali misure per il capoluogo lombardo potrebbe essere legata anche quella relativa a Monza e Brianza. Come indicato su Today.it il lockdown potrebbe durare perfino un mese, lasciando tuttavia aperte alcune attività fondamentali:

  • Fabbriche;
  • scuole materne ed elementari;
  • aziende agricole;
  • negozi alimentari;
  • farmacie ed altri esercizi che vendono beni essenziali.

Il nuovo Dpcm lunedì 2 novembre?

Sabato il Comitato Tecnico Scientifico ha inviato un parere scritto al governo in cui perora la causa delle chiusure provinciali laddove è necessario. Gli esperti avrebbero comunque sottolineato la necessità di attendere ancora qualche giorno per vedere gli effetti del Dpcm del 24 ottobre e anche ribadito la necessità di rivedere le modalità del trasporto pubblico. Il nuovo Dpcm, che dovrebbe contenere: 

  • un irrigidimento dei divieti e dei criteri in base ai quali le Regioni e i Comuni devono intervenire per disporre i lockdown territoriali;
  • la chiusura delle scuole superiori di ogni ordine e grado con l'attivazione della Didattica a Distanza;
  • il possibile scaglionamento, gli orari di chiusura di bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie che possono subire ulteriori limitazioni rispetto a quelli decisi a livello nazionale, adesso previsti alle 18;
  • il divieto di passare i confini regionali se non per motivi di lavoro, salute o emergenza che dovranno essere comprovati attraverso un'autocertificazione; 
  • l'anticipo del coprifuoco alle 20 o alle 21;
  • i ristori per le attività che subiranno perdite economiche dalle restrizioni;

Fontana: "Servono provvedimenti uniformi"

“La diffusione del virus è uniforme in tutto il Paese. Le differenze riguardano l’ampiezza del tracciamento che varia da regione a regione. È evidente che, una volta verificato l’impatto delle misure già adottate sulle curve del contagio, ulteriori azioni di contrasto al virus dovranno a loro volta essere uniformi. Una serie di interventi territorio per territorio, polverizzati e non omogenei, sarebbero probabilmente inefficaci e anche incomprensibili ai cittadini, che già oggi sono disorientati”. 

Lo scrive sulla sua pagina Facebook Il il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, spiegando “il senso della discussione di stamattina fra Regioni, Anci e Upi con il governo”. “Le istituzioni, a partire dal governo  - conclude il governatore della Lombardia - devono dare segnali coerenti, forti e credibili. Le Regioni sono, come sempre, pronte a collaborare”.

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